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giovedì 20 marzo 2014


UE, BRACCIO DI FERRO PARLAMENTO-COMMISSIONE SULLA PAC

Braccio di ferro tra il Parlamento europeo e la Commissione Ue sui criteri di messa in opera della riforma della Politica agricola comune (Pac), in particolare sul testo proposto dall'Esecutivo Ue che riguarda i pagamenti diretti agli agricoltori.

Per dimostrare il loro disappunto "il prossimo 7 aprile, alla Commissione agricoltura del Parlamento europeo, sarà messa al voto una risoluzione di rigetto dell'atto delegato proposto dalla Commissione europea per attuare i criteri di riforma sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'Ue", ha spiegato all'ANSA il presidente della Commagri, Paolo De Castro.
La decisione è stata presa al termine di un'ampia discussione che ha visto un certo numero di deputati - tra questi inglesi e tedeschi - esprimere la loro contrarietà al testo dell'esecutivo Ue. I gruppi politici, ha spiegato De Castro, "prepareranno una risoluzione di rigetto che, se dovesse riunire una maggioranza di voti in Commissione agricoltura, sarà sottoposta alla Plenaria del 12 e 13 aprile a Strasburgo. Se la risoluzione otterrà il voto maggioritario anche dell'Assemblea, l'esecutivo Ue avrà due mesi di tempo per modificare l'attuale atto delegato di esecuzione dei pagamenti diretti agli agricoltori". Per De Castro comunque, tutto questo "non costituirà un pericolo per l'applicazione della nuova Pac nei tempi previsti, cioè a partire dal 2015?.

I testi di attuazione della riforma della Pac proposta dalla Commissione europea saranno all'esame, lunedì 24 marzo, del Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Ue. I ministri si confronteranno dunque sulle critiche sollevate non solo dal Parlamento europeo, ma anche dagli stessi agricoltori e cooperative dell'Ue, preoccupati dei criteri scelti da Bruxelles per attuare la riforma dei pagamenti europei agli agricoltori, che rappresentano circa 40 miliardi di euro l'anno.

Tra le critiche, una problematica che tocca da vicino l'Italia riguarda la parità di trattamento sull'obbligo per il produttore di destinare ad aree ecologiche il 5% delle terre che producono seminativi, nel caso in cui egli intenda ottenere gli aiuti ecologici, che rappresentano il 30% dei pagamenti Ue. Una possibilità è quella di coltivare erba medica, fave o piselli: colture che arricchiscono la terra fissandone l'azoto, ma che per la Commissione Ue valgono solo un terzo del valore di altre colture per il calcolo del 5% delle aree ecologiche. Insomma una misura considerata da molti non proporzionata, in quanto c'è bisogno di tre ettari coltivati a erba medica, fave o piselli per avere un ettaro destinato ad area ecologica. Su questo fronte sono critici anche agricoltori e cooperative che definiscono quelle norme "troppo rigide e i limiti posti troppo severi, da indurre gli agricoltori piuttosto a ritirare i terreni dalla produzione". I contrasti riguardano anche la proporzionalità delle sanzioni: se per errore infatti, il produttore destina ad area ecologica non il 5% dei seminativi ma il 4,5%, perderà fino al 50% dell'aiuto "verde" europeo.

Fonte: Con i Piedi per Terra
 


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