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venerdì 18 ottobre 2013


2,6 MILIONI DI PORZIONI DI PIATTI PRONTI E 900 MILA KG DI FRUTTA RECUPERATI: ECCO IL BILANCIO A DIECI DALLA LEGGE DEL BUON SAMARITANO

Oltre 2.600.000 porzioni di piatti pronti, quasi 800mila kg di pane e quasi 900mila kg di frutta recuperati in 10 anni, quelli trascorsi da quando è entrata in vigore la cosiddetta "Legge del Buon Samaritano" che ha permesso la nascita del progetto Siticibo della Fondazione Banco Alimentare grazie al quale sono state recuperate queste quantità di alimenti freschi e cucinati dalle mense, dalla ristorazione, dal catering e dalla grande distribuzione. E' stato grazie a questa norma (Legge n 155, entrata in vigore il 16 luglio del 2003) che è stato possibile avviare programmi di donazione e quindi di recupero degli alimenti in eccedenza della gdo e nella ristorazione.
A questa legge è stato dedicato l'incontro a Roma dei giorni scorsi, "Legge del Buon Samaritano: non sprecare cibo è possibile. Dall'Italia all'Europa", organizzato in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Una legge "semplice ma efficace", secondo il presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus Andrea Giussani, che all'Adnkronos spiega l'importanza della norma, soprattutto in un momento in cui "in Italia il rischio povertà alimentare riguarda 4 milioni di persone e, allo stesso tempo, a fine anno cesserà il Pead (il Programma di aiuti europei agli indigenti) che sosteneva con aiuti alimentari le maggiori associazioni che si occupano di sostegno e questo si tradurrà in una grande perdita di aiuti alimentari a partire dall'anno prossimo".
Una buona notizia, però, c'è ed è che "nella legge di stabilità (approvata lo scorso martedì, ndr.), sono stati destinati 5 milioni di euro per l'intervento sociale, sono pochi ma almeno sono il segno di un effettivo interesse - aggiunge Giussani - e il ministro De Girolamo è intervenuta al nostro incontro affermando e sostenendo la propria attenzione al problema degli aiuti alimentari".
La "Legge del Buon Samaritano" è stata pensata per incoraggiare le donazioni di cibo pronto e non consumato anche nell'ambito della ristorazione collettiva che altrimenti verrebbe gettato, e per facilitare l'attività delle organizzazioni che distribuiscono pasti e generi alimentari, agli indigenti, in modo gratuito.
L'individuazione e l'applicazione delle corrette procedure per il recupero di alimenti riveste di responsabilità ciascuno dei soggetti coinvolti, ma con una nuova e più alta veste morale che deriva proprio dalla libera e spontanea adesione alla cultura del dono e del recupero del cibo.

Fonte: Oggi Treviso


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