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giovedì 13 giugno 2013


PIEMONTE, SODDISAFATTI I COLTIVATORI DI NOCCIOLE: SI PREANNUNCIA UN'OTTIMA STAGIONE

L'acqua ristagna nei campi e danneggia vigneti e frutteti ma gonfia le nocciole e le speranze dei produttori. Forse gli unici sollevati tra tanti agricoltori preoccupati per le conseguenze della primavera molto piovosa. A quanto pare la più anomala degli ultimi 28 anni alla stazione meteo del Centro sperimentale vitivinicolo della Regione Tenuta Cannona di Carpeneto e in generale degli ultimi due secoli.
"Le piante stanno fruttificando e l'acqua è un toccasana - dice un produttore di Montaldo Bormida, Claudio Bottero - la pioggia fa gonfiare le nocciole ancora in embrione". Qui si decide la pezzatura del guscio e del frutto che andranno a maturazione durante l'estate. "Se il maltempo perdurasse ancora, potrebbero insorgere problemi - spiega - ora il terreno è impraticabile, ma la manutenzione intorno alle piante si può rimandare di qualche tempo senza interferire sul raccolto, a differenza dei trattamenti nel vigneto o delle semine in campo e delle piantagioni ortofrutticole che hanno tempi precisi".
Il maltempo premia le colture alternative come il nocciolo, che in collina sta acquistando terreno a scapito del vigneto. Richiede meno cure ed è adatto anche al Piano di sviluppo rurale per le misure di assestamento idrogeologico attraverso la piantumazione di varietà autoctone. Durante i nubifragi sono scongiurate erosioni del terreno, la Tonda Gentile resiste anche alla siccità estiva e può fare a meno della potatura. "Gli anziani consigliano di tagliare solo i rami che danno fastidio, cioè che creano zone d'ombra o disarmonia - dice Bottero - mi affido alla tradizione per una scelta di tempo e qualità".
Nell'ambito della Sagra della Nocciola, tenutasi nelle scorse settimane c'è stata la firma di adesione di alcuni paesi monferrini all'associazione Città della Nocciola per 200 comuni d' Italia. Montaldo, Trisobbio, Rivalta e Castelnuovo Bormida non ne fanno parte, ma la sfida coinvolge i singoli produttori attraverso progetti di filiera.


Fonte: Il Secolo XIX


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