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lunedì 1 marzo 2021


Carciofi, se i prezzi non sono esplosi è colpa della Tunisia

Dopo le gelate notturne delle scorse settimane, i cinaricoltori delle principali zone di produzione d’Italia (Sicilia, Puglia e Sardegna) stanno soffrendo. Le perdite in campo sono significative e si è ridotta vistosamente la disponibilità di carciofi freschi perfetti dal punto di vista estetico, mentre gli attori della Gdo hanno dato largamente spazio al prodotto già pulito in vassoio.

Come è cambiato il mercato dopo le gelate
“Nel 25% delle zone produttive della Sardegna, in questi giorni, si nota un prodotto non commercializzabile per gli standard estetici richiesti dalla grande distribuzione. Credo che ci porteremo dietro i problemi causati dal gelo per altre due o tre settimane”, spiega a Italiafruit News Filippo Frongia, co-titolare del Gruppo Agro Mediterranea, realtà sarda che gestisce 600 ettari di carciofaie dedicate a tutte le tipologie (Spinoso sardo, Tema, Terom, Violetto e Romanesco). 

“In questa fase, la Gdo nazionale si sta orientando soprattutto sulle confezioni da 4 e 8 pezzi di carciofi Tema e Terom già puliti. Gli ordini per questa tipologia di prodotto sono cresciuti del 30% in seguito alle brinate. Un aumento della domanda che stiamo riuscendo a soddisfare grazie alla nostra capacità organizzativa”.


Vassoio otto pezzi di Agro Mediterranea

I prezzi non sono esplosi
Nonostante le problematiche date dal clima, le quotazioni medie dei capolini freschi sul mercato italiano non sono esplose, come poteva avvenire fino a qualche anno fa in seguito a situazioni generalizzate di brinate. Negli ultimi anni, infatti, l’Italia - primo produttore mondiale di carciofi - si trova a dover fare i conti con l’offerta tunisina, che spadroneggia sul mercato nazionale - specie nel canale dell’ingrosso - con i suoi prezzi iper competitivi. 

“Nelle ultime settimane, la netta contrazione della produzione italiana ha ovviamente aumentato le quotazioni di mercato che, tuttavia, non sono andate alle stelle. Questo è dovuto alla presenza della Tunisia: se il prodotto nordafricano non ci fosse, infatti, i valori sarebbero doppiamente più alti rispetto a quelli attuali”, chiosa Frongia. 


Confezioni da 4 pezzi di carciofi già puliti 

L'import dalla Tunisia sale fino a seimila tonnellate  
I dati Istat sull’import parlano chiaro. L’importazione di carciofi tunisini è passata dalle 284 tonnellate del 2012 alle circa tremila del 2016, per poi arrivare a toccare le oltre seimila tonnellate delle ultime annate. Una crescita prorompente che, in parte, è stata incentivata da numerosi operatori italiani che hanno “esportato” il loro know how in Tunisia, insegnando l’arte della cinaricoltura alle aziende nordafricane. Oggi ci troviamo però in casa un problema di competitività che solo le istituzioni politiche potrebbero risolvere a livello europeo, attraverso la definizione di misure commerciali più restrittive.

“La Tunisia è ormai il nostro principale competitor, ma non è tenuta a rispettare i nostri stringenti disciplinari di produzione per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Ecco perché noi riteniamo che la concorrenza tunisina sia sleale. E non va dimenticato nemmeno l'Egitto, che nelle scorse annate ha esportato in Italia quasi ottomila tonnellate di carciofi, la maggior parte destinate alle industrie dei sott'oli e del surgelato. I fusti da 200 chili di carciofini egiziani semilavorati sono sdoganati in Italia a 1,20 euro al chilo, un prezzo col quale le industrie italiane non riuscirebbero nemmeno a coprire i costi di processo per realizzare il medesimo fusto in salamoia". 


Carciofaia sarda di Agro Mediterranea 

Intanto prosegue il trend di riduzione delle superfici
"Una importazione basata sul prezzo, e non sulla qualità, non può far altro che impoverire l’Italia e la stessa Ue. Con la conseguenza diretta della perdita di superfici: dal 2013 al 2020, non a caso, il nostro Paese ha ridotto le coltivazioni da 46mila e 38 mila ettari; nello stesso periodo, in Sardegna si è passati da 13mila a novemila ettari".

“Da anni stiamo subendo una lotta impari da parte di Tunisia ed Egitto. Come Gruppo Agro Mediterranea ci appelliamo alle istituzioni italiane ed europee affinchè si attivino per cominciare a tutelare realmente l’agricoltura dell’Ue. Di fronte al sensibile aumento dell’import dal nordafrica, riteniamo inoltre che sia fondamentale l’inasprimento dei controlli all’interno delle aziende italiane che fanno importazione, in modo che vengano rispettate le norme sull’etichettatura”.

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