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giovedì 25 febbraio 2021


Frutta in guscio siciliana pronta al rilancio

In Sicilia riflettori accesi sulla filiera della frutta in guscio. Se per anni il settore ha vissuto sugli scudi, è stato poi abbandonato per altri tipi di colture più redditizie, fino alla riscoperta di questi ultimi tempi. Chi conosce il valore di questi frutti ha investito in terreni e impianti dedicati, soprattutto per la mandorla, considerata prodotto di punta per i consumatori moderni.
Dopo numerosi tentativi di valorizzazione del settore, ora sembrano arrivare finalmente le risorse. A seguito delle richieste inoltrate dall’Associazione regionale della Frutta in guscio all’assessore all’agricoltura siciliana Toni Scilla, è stata predisposta la formulazione di un bando da 15 milioni di euro destinati alla filiera della frutta in guscio, dalla produzione alla commercializzazione.

“Stiamo lavorando al bando e contiamo di accelerare le tempistiche, per presentare le graduatorie già entro l’anno – spiega a Italiafruit News l’assessore all’agricoltura della regione Sicilia Toni Scilla – quello della frutta in guscio rappresenta un settore strategico per l’economia siciliana, espressione non solo di un processo economico ma di un intero territorio. Un territorio che va rilanciato attraverso un concetto di filiera e che ci consenta di vincere sul mercato le sfide della globalizzazione”.


Toni Scilla

All’associazione della frutta in guscio è stato chiesto di contribuire alla formulazione dei contenuti e dei relativi obiettivi. Quattro quelli principali elencati dal direttore dell’associazione Corrado Bellia: la creazione di un gruppo di lavoro per la filiera, la costituzione di un Osservatorio regionale, la promozione del made in Italy e l’ apertura verso l’innovazione.
“Prima di tutto va creato un gruppo di lavoro per la categoria che rimanga fisso all’interno dell’assessorato e non sia influenzato dai cambiamenti politici interni – dice Bellia– una struttura che si occupi in maniera specifica della frutta in guscio valorizzando tutte le nostre tipicità: dal consorzio della mandorla di Avola, al pistacchio di Bronte, passando dal pistacchio della valle dei Platani, alla nocciola dei Nebrodi, fino al carrubo, alla noce e al castagno”.
“Solitamente la classe politica punta a provvedimenti di breve periodo – commenta il direttore – mentre in questo caso si dovrebbe ragionare come gli architetti: progettare oggi per realizzare domani. E’ inutile andare avanti con interventi spot o tamponando la situazione, servono strategie a lungo periodo”.


Pistacchio di Bronte

Come secondo passaggio, l’associazione propone la costituzione di un Osservatorio regionale e nazionale per garantire una conoscenza puntuale delle dinamiche produttive del settore.
“Ad oggi non sappiamo dire con precisione quante sono le superfici dedicate alla frutta in guscio – specifica il direttore – e i pochi dati che abbiamo non sono affidabili. Solo un ente pubblico come questo osservatorio potrebbe testimoniare la grande crescita che questo settore sta vivendo. Dati fondamentali anche per capire e prevedere le dinamiche dei prezzi: si tratta di elementi di base per uno stato moderno come il nostro e che sono già in uso in altri Paesi come in California con l’Almond Board of California”.

Terza perno da cui dovrebbe passare la crescita del settore è la promozione del made in Italy. “Solo promuovendo il prodotto siciliano e italiano di qualità, si può pensare di competere con la merce estera, disponibile a prezzi più bassi ma di minor qualità. Non si tratta di dare contributi a piccole realtà ma di mettere a punto un piano di promozione a livello nazionale: per quanto riguarda il bando siciliano vanno messi in rete tutti i soggetti della filiera”.


Albero di carrubo

Non guasta infine un’occhio attento verso i mezzi tecnici e l’innovazione. “Dovrebbero esser parte del rilancio della filiera – conclude Bellia – Per questo vanno messi in contatto i produttori perché si confrontino sulle migliori tecniche produttive”.

Misure che puntano alla crescita del settore e del suo reddito, contribuendo a far conoscere la filiera siciliana in Italia ed anche nel mondo.
“Chi compra frutta in guscio siciliana deve essere certo della provenienza dei prodotti – interviene Scilla – è un modo per tutelare le piccole e medie imprese ed anche il territorio. Con questi 15 milioni vogliamo garantire il rilancio dell’attività economica per le piccole imprese, tenendo conto delle specificità territoriali”. 
Allo stesso tempo queste misure devono riflettere la creazione di un prodotto di eccellenza e consentire un aumento del prezzo del prodotto. “Se il settore è cresciuto notevolmente e produce Pil e posti di lavoro – conclude - allora anche la politica deve essere indirizzata su questi ragionamenti e deve sostenere la filiera. Se attraverso l’agroalimentare riusciamo a rilanciare l’economia meridionale, allora il Sud potrebbe finalmente trasformarsi da problema a risorsa per l’intero Paese”. 

In apertura la mandorla di Avola.

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