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mercoledì 25 novembre 2020


Clementine, l'Sos dei produttori alla Gdo

I produttori di clementine lanciano l’Sos alla grande distribuzione, sollecitano misure di sostegno e una campagna promozionale per alleggerire la pressione commerciale in un momento molto difficile per il mercato. I calibri piccoli non si vendono, i prezzi di quelli grandi vengono considerati inadeguati per ripagare gli sforzi di chi opera a monte della filiera: di qui il grido d’allarme di un folto e qualificato gruppo di operatori chiamati a raccolta in un webinar da Italia Ortofrutta, la quale sta preparando due lettere: una per il Mipaaf, l'altra per i principali retailer.


Il 50% delle clementine disponibili nella campagna di quest’anno sono piccole, ovvero dal calibro 3/4 in giù”, la denuncia di Salvatore Pecchia, responsabile Aop Arcadia, attiva su 500 ettari dedicati ad arance e clementine per un fatturato di 9 milioni di euro. “Gli scorsi anni la porzione di pezzatura bassa era destinata alle mense, oggi chiuse per colpa della pandemia, mentre il prodotto di calibro 1 rappresenta solo il 10% del totale e all’ingrosso viene quotato attorno agli 80 centesimi il chilo. Dal calibro 3 in giù, l'agrume non si riesce a commercializzare nella Gdo e neppure all’estero. Il tutto a fronte di costi di produzione e lavorazione che raggiungo i 40-50 centesimi il chilo, superando quanto riconosciuto per i calibri minori. Con queste premesse, molto prodotto - l’amara conclusione di Pecchia - rischia di rimanere sulle piante nelle prossime settimane”.



Sebastiano Currado di Op Coppi (150mila quintali di agrumi e ortofrutticoli, con oltre 600 ettari investiti ad arance e clementine) non nasconde che “il momento commerciale è molto difficile e si è aggravato dal 10 novembre, quando le varietà precoci hanno ceduto il passo alle cultivar più diffuse”. “Il 50% delle pezzature sono piccole e non vengono assorbite dai mercati esteri; quando va bene spuntano 40-50 centesimi il chilo coprendo quindi a malapena i costi di produzione e lavorazione”. Op Coppi ha attivato le misure di gestione e prevenzione delle crisi con i ritiri dal mercato destinati alla beneficienza. “Parliamo di volumi ridotti”, puntualizza Currado. “Si potrebbe valutare di aumentare tale quota con appositi decreti di emergenza. Ma non basterebbe comunque. Anche perché il mercato è asfittico, i consumi sono bassi, concentrati nel fine settimana”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Saverio Interò, responsabile ufficio certificazioni e qualità di Op Jonica: “I clienti non gradiscono i calibri bassi che purtroppo proliferano; da fine novembre a dicembre attendiamo una sempre maggiore disponibilità di prodotto. Le prospettive non sono incoraggianti”.



Per Alfredo Marchese, dell’Op Esperia di Catanzaro (oltre 600 ettari dedicati a clementine e arance) sarebbe necessario coinvolgere le catene della Gdo quale parte attiva nella promozione al consumo di prodotto di calibro ridotto, proponendo formati e confezioni smart. 

Un’idea sposata da Antonio Zangari, rappresentante delle Op Orizzonte e Toc (rispettivamente circa mille e 300 ettari dedicati ad arance e clementine): “Le Op hanno esaurito il plafond di promozione e gestione delle crisi, è indispensabile valorizzare il prodotto piccolo anche facendo leva sul concetto che ci troviamo in un momento di crisi in cui è opportuno non sprecare cibo. Cibo buono, peraltro, con le stesse caratteristiche organolettiche del prodotto di pezzatura grande e con il vantaggio di costare meno”. Far trovare ai consumatori confezioni formato famiglia delle clementine più piccole potrebbe rappresentare una buona soluzione anche a detta di Massimiliano Del Core di Op Pignataro.

“Il mondo della produzione è in difficoltà”, il concetto ribadito da Nicola Cumino, responsabile di settore Ortocal, circa 350 ettari ad arance e clementine. “Urge coinvolgere la Gdo nella promozione e commercializzazione del prodotto di calibro piccolo”.



“Per i calibri più piccoli, dall’1 al 3 - la considerazione di Domenico Basina, vicepresidente dell’Op Napitina - i prezzi riconosciuti in questa campagna sono al disotto del 20% rispetto allo scorso anno. La situazione è grave”.

Giuseppe Arone, responsabile dei programmi operativi di Op Frujt (6 milioni e mezzo di euro di giro d'affari derivanti per l’80% da agrumi nella zona Jonica, Reggina, Tirrenica, con circa 500 ettari destinati alla coltivazione di clementine e arance) ha messo in evidenza un ulteriore aspetto critico: “Il prezzo riconosciuto alle produzioni di calibro alto è inadeguato, si attesta intorno ai 60 centesimi il chilo. Assistiamo a una contrazione dei consumi nel mercato nazionale ed estero. E le cooperative stanno bloccando la raccolta”.

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