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mercoledì 25 novembre 2020


Arance, rivisti al ribasso i volumi del bacino mediterraneo

La produzione di arance nel bacino del Mediterraneo dovrebbe raggiungere un totale di 11,2 milioni di tonnellate, riportando un calo del 6% rispetto all'annata precedente. I dati sono stati analizzati dall'Osservatorio europeo del mercato degli agrumi, Gruppo di lavoro della Dg Agri che si è riunito lunedì 23 novembre in videoconferenza.

"I volumi previsti nel Mediterraneo sono ridimensionati rispetto alle indicazioni iniziali che facevano immaginare buone produzioni. Negli ultimi mesi, infatti, diversi problemi climatici hanno interessato i principali Paesi produttori competitor dell'Italia, quali il vento caldo in Turchia, Egitto e Israele; l'umidità con basse temperature e le alluvioni in Spagna; la siccità in Marocco", dice a Italiafruit News Elena Albertini, delegata della Cogeca che ha partecipato alla riunione assieme ai colleghi italiani Gerardo Diana (Copa) e Maruzza Cupane (Confagricoltura Anga).    

Secondo le proiezioni aggiornate, la Spagna dovrebbe produrre 3,44 milioni di tonnellate di arance, in riduzione del 3% sulla stagione 2019/20. In netto calo la stima della Turchia (-29%, 1,3 milioni di ton), mentre il Marocco (0,92 milioni di ton) e la Grecia (0,86 milioni di ton) segneranno rispettivamente diminuzioni del 9% e del 6%. L'Italia è l'unico Paese dell’area mediterranea che prevede un aumento dei volumi a 1,6 milioni di tonnellate (+12%). La produzione dell'Egitto, infine, dovrebbe rimanere simile a quella dell'anno scorso (-1%, 3,1 milioni di ton). 



Slide riassuntiva proiettata durante l'incontro 


"Nel complesso, per le arance del bacino del Mediterraneo si prospetta un'annata con volumi nella media, in particolare in Spagna ed Egitto, fornitori chiave dell'Ue con quote di mercato del 75-80% nell'Ue-27 e nel Regno Unito. I cali produttivi di Marocco e Turchia avranno un impatto molto limitato sul mercato europeo”, evidenzia ancora la delegata italiana.

“Nell'arco della stagione, la distribuzione del prodotto dovrebbe essere molto irregolare, visto che si attengono produzioni sopra le media storiche nella prima parte della campagna, in particolare per le Naveline della Spagna, ed inferiori alle medie storiche per le arance tardive da tavola e da succo".



Un momento della conferenza con Elena Albertini in alto a sinistra 


Fino a questo momento della campagna 2020/21, il perdurare delle alte temperature non ha stimolato il consumo di arance, provocando al tempo stesso un pericoloso e rapido deperimento dei frutti. La situazione commerciale appare dunque differente rispetto a quella della prima ondata di Covid-19, verificatasi tra marzo e maggio 2020, quando in Europa si era registrato un aumento importante dei consumi di prodotti agrumicoli nel canale retail.

“Quella del 2019/20 è stata una delle migliori stagioni di sempre per l’arancia in termini sia di consumi che di prezzi, con questi ultimi che sono cresciuti mediamente del 28% sulla campagna precedente”, conclude Albertini citando le analisi presentate dagli esperti del gruppo di lavoro. “L’aumento maggiore dei valori c’è stato nel mese di aprile, quando la pandemia ha raggiunto il suo apice in tutta Europa. Nei mesi di agosto e settembre, poi, si è verificato un incremento significativo delle quotazioni (+40% sopra le medie) nel mercato della Francia, in concomitanza con lo scoppio della seconda ondata”.

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