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martedì 24 novembre 2020


Bio, progetti della Gdo e richieste ai fornitori

Il biologico in Italia sta passando da un utilizzo elitario a una democratizzazione, sia in termini di offerta che di prezzo: come vive e vivrà il consumatore questa macro categoria? Come sarà la sua evoluzione nel prossimo futuro? Quali scelte faranno i rivenditori? Questi i temi trattati ieri pomeriggio in un convegno organizzato nell'ambito della prima edizione di B/Open. 

Crescita del premium, segmentazione, ruolo strategico del brand, chiamato a svolgere un ruolo di ambasciatore, accompagnando i consumatori nelle scelte raccontando sostenibilità, provenienza, biodiversità: questi alcuni dei principali spunti emersi nell'evento organizzato da Veronafiere che ha messo a confronto i rappresentanti di alcune insegne della Gdo e dell'ecommerce.



Carmen Quatrale, brand manager Viviverde Coop, ha ricordato come il numero dei consumatori sia lievitato: le 13 milioni di famiglie che acquistavano (almeno una volta) biologico nel 2012 sono diventate 21,4 milioni nel 2019. In questo contesto, Viviverde ha triplicato la quota in 10 anni con una crescita a doppia cifre e nuove categorie: l'Mdd vale oggi 150 milioni ed esprime un prodotto bio su due venduto in Coop. "Puntiamo a creare nuovi spazi e nuove occasioni di consumo", ha sottolineato Quatrale. "Il bio è diventato più accessibile e il mercato si è ampliato, ma i capitolati per i fornitori restano molto restrittivi, con verifiche continue da parte di ispettori. Nel tempo - ha concluso -  si sono peraltro creati rapporti stabili all'insegna della collaborazione, nell'ottica di una crescita congiunta". 



Roberto Simonetto, direttore commerciale Carrefour Italia ha sottolineato come il retailer si proponga quale "leader della transizione alimentare" e abbia nel bio un caposaldo di questo processo. "Il 90% dei nostri clienti - ha proseguito - acquista bio, che nella nostra visione deve essere accompagnato da una sostenibilità a tutto tondo: il 75% dei prodotti è imballato con materia prima sostenibile o comunque riciclabile". Carrefour ha creato corner dedicati al bio, conta 2.000 referenze in assortimento, 360 delle quali a Mdd, destinate a diventare 400 nel 2021.

"La Mdd Carrefour Bio copre il 50% dei prodotti organic venduti - ha detto ancora Simonetto - le nostre scelte non sono legate solo al fattore prezzo: siamo molto attenti ai fornitori, in tutto circa 400, senza alcun passaggio dai grossisti, con capitolati rigidi per l'intero ciclo di produzione. Non rinunciamo alle promozioni ma queste devono essere occasione per conoscere meglio il prodotto". 



La presidente di Coralis, Eleonora Graffioni, ritiene che nel segmento servano prodotti "con requisiti etici importanti: il concetto di bio in passato è stato abusato, oggi abbiamo il dovere di far combaciare le caratteristiche dei prodotti con le richieste del cliente". Serve però semplificare gli assortimenti: "C'è una scelta esagerata, va razionalizzata. E va migliorata la comunicazione per far capire il giusto prezzo; anche l'etichetta deve essere alleggerita, mentre il volantino deve essere strumento di comunicazione del valore, non del prezzo". Quindi un passaggio sul progetto Etichetto, che interessa anche l'ortofrutta. "E' dedicato a  produttori e prodotti con una storia da raccontare e con caratteristiche etiche importanti: si sta evolvendo e ampliando".



A portare la testimonianza degli specialisti dell'ecommerce ha pensato Emma Neifar, chief commercial officer di Cortilia: "Per noi il concetto di bio deve essere a tutto tondo, puntiamo su sostenibilità e stagionalità. Per il futuro vedo una segmentazione sempre più accentuata, con standard sempre più elevati".

Negli anni l'Italia ha registrato una "democratizzazazione" del bio, complice la migliore efficienza logistica e la disintermediazione. Ma il fattore economico resta importante: "Essendo sempre più diffuso, il biologico spinge i retailer a porre grande attenzione al fattore prezzo". 



Alessia Bonifazi, responsabile comunicazione di Lidl ha spiegato come anche i cosiddetti discounter puntino sul comparto: "La nostra linea Bio Organic copre diverse categorie; il biologico del resto non è una moda del momento ma un'abitudine consolidata di consumo, e per questo intendiamo continuare ad ampliare la profondità in collaborazione con i fornitori". L'assortimento, ha voluto evidenziare Bonifazi, è per l'80% prodotto in Italia.

"Il consumatore che sceglie biologico è attento e informato ed è disposto a pagare un premium price ragionato", ha concluso l'esponente di Lidl. "Ma dobbiamo migliorare la comunicazione affinché diventi sempre più valoriale, in grado di spiegare ed educare. E con i nostri fornitori stiamo esplorando insieme nuove opportunità legate al segmento".

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