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giovedì 19 novembre 2020


Ingrosso nell'occhio del ciclone

Piazzali semi-deserti, affari con il contagocce, merce invenduta, stand chiusi in anticipo: da Nord a Sud la crisi morde i Centri agroalimentari e i Mercati ortofrutticoli. Una situazione "fotografata" nel consiglio di Fedagromercati-Confcommercio di martedì - dove i 16 rappresentanti di altrettante strutture grossiste italiane hanno convenuto sul fatto che quello attuale è un periodo di estrema difficoltà - e ribadita dal presidente nazionale della Federazione Valentino Di Pisa nel corso di una audizione alla Commissione agricoltura del Senato che si è svolta ieri pomeriggio.

La chiusura o comunque le limitazioni imposte all'Horeca - importante canale di riferimento per molti grossisti - la carenza di consumi e l'abbondanza di materia prima che contribuisce a deprimere i prezzi, sono gli ingredienti di quella che Alberto Argano, presidente dei grossisti del Mercato di Palermo definisce una "tempesta perfetta".

E' dura soprattutto per le aziende che riforniscono ristoranti, hotel, mense e locali: i provvedimenti anti-Covid hanno messo il bastone tra le ruote a un settore strategico con ripercussioni su tutto l'indotto. Alcune imprese dell'ingrosso sono state costrette a mettere in cassa integrazione almeno una parte dei dipendenti.



Prezzi in calo e consumi in picchiata al Mercato di Milano, come ha testimoniato un servizio del Tg3 di ieri (sopra il frame iniziale) in cui il presidente di Sogemi Cesare Ferrero ha parlato di "calo di accessi del 10-15% pur senza drammatici cali: teniamo meglio di altre attività".

Quello che è emerso nella riunione Fedagro di martedì è che il trend di questo mese è decisamente peggiore rispetto al 2019 e alla media degli ultimi anni. "La pandemia alimenta la paura e contrae la domande - sottolinea Argano - mentre le temperature miti hanno aumentato la produzione in campagna portando a livelli eccessivi l'offerta di frutta e verdura. Il tutto a fronte di una domanda davvero ridotta". Un mix letale.



"L'impressione, qui a Palermo ma non solo, è che stiamo vivendo una recessione totale e che l'economia si sia bloccata", aggiunge Argano. "E il nostro settore a differenza di altri non ha diritto ad alcun ristoro né beneficia di sconti sulle tasse e imposte locali, a partire dalla Tari. Se i fatturati sono calati meno del 50%, non c'è diritto ad alcun indennizzo. Non vogliamo polemizzare, siamo consapevoli del momento complesso per tutti - prosegue Argano - ma abbiamo l'impressione di essere considerati imprenditori di serie C...".

Il grossista siciliano parla di "vendite ferme al palo e listini molto bassi, in calo negli ultimi giorni per tutti gli articoli tranne che per le tipologie di pomodoro Datterino - quotato sopra i 3 euro il chilo al Mercato di Palermo - Ciliegino (3 euro) e Piccadilly (2,50)". E conclude: "La situazione è pesante anche per la Gdo che, almeno qui in Sicilia, sta perdendo tantissimo: a differenza della prima ondata del Covid non c'è stata alcuna corsa agli acquisti. Piuttosto di questo stillicidio, forse sarebbe stata meglio chiudere tutto il Paese per due-tre settimane per abbassare la curva dei contagi e poi riprendere".

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