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venerdì 13 novembre 2020


«Che fatica vendere verdure»

L'incertezza causata dai provvedimenti anti-coronavirus e il diverso approccio al consumo in questa "fase 2" della pandemia appesantiscono il mercato delle verdure, che risentono di una generalizzata crisi dei consumi: è l'analisi dell'azienda La Vesuviana Ortaggi di Borrelli Carmine, la quale gestisce magazzino e stand al Centro agroalimentare di Napoli e controlla un'azienda che produce e lavora tra i 500 e i 600 quintali al giorno di patate e cipolle nel Fucino. "La situazione è pesante, le vendite sono calate del 60-70% rispetto a questa primavera quando la prima fase della pandemia aveva spinto molti a prendere d'assalto i supermercati e a fare incetta di generi di prima necessità, comprese patate e cipolle", afferma il titolare. 



"Sarà che la gente ha capito che non ci sono rischi di mancanza di cibo, sarà perché di soldi in giro ce ne sono sempre meno, fatto sta che le principali referenze orticole si vendono poco e i prezzi sono in calo, fatta eccezione per i pomodori, i cui volumi sono però esigui".

Male i finocchi ("quelli di Avezzano stanno finendo e sta subentrando il prodotto foggiano, i listini sono caduti da un euro al chilo a 50 centesimi in pochi giorni"), male le insalate, e anche il cavolfiore "crollato da 1,50 a 30-40 centesimi il chilo. E non si vende nemmeno così...". Bilancio in rosso pure per le patate: "Fruttivendoli e mercati rionali di Napoli stanno lavorando poco, la gente preferisce andare nei supermercati che, notoriamente, non si servono all'ingrosso", concludono da La Vesuviana Ortaggi. 

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