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venerdì 25 settembre 2020


«Senza il Clorpirifos-metile perderemo 24 milioni di euro»

Con una campagna cachi agli esordi, dalla Spagna arriva una segnalazione allarmante: gli agricoltori ispanici stimano perdite fino a 24 milioni di euro sulla produzione, dopo che l'Unione Europea all'inizio di quest'anno ha vietato prima la vendita e poi l'impiego della sostanza attiva Clorpirifos-metile.

Il vero problema – sottolinea l’associazione valenciana degli agricoltori Ava-Asaja sul sito Avasaja.org – è la mancanza di alternative sufficientemente efficaci per impedire l’aumento a livelli record dei parassiti su queste piante, principalmente cocciniglia e mosche bianche.

Secondo uno studio tecnico elaborato dall'associazione, arriveranno a 80mila tonnellate i frutti lasciati nei campi, in aumento del 30% rispetto allo scorso anno. Previsioni a cui si somma anche l’ingente perdita di posti di lavoro e il conseguente impatto economico nei magazzini di confezionamento, nella logistica e nei canali di commercializzazione.



"La situazione di emergenza sanitaria che stanno attraversando le coltivazioni di cachi, sta mettendo a dura prova la vitalità presente e futura di una produzione che nel 21° secolo ha rappresentato un pilastro dell'agricoltura valenciana – avverte il presidente di Ava-Asaja Cristóbal Aguado - L'intero settore ortofrutticolo spagnolo aveva chiesto alle amministrazioni di non vietare il clorpirifos-metile senza prima fornire agli agricoltori altri metodi di controllo altrettanto efficaci. Non hanno prestato attenzione e ora, come è successo con gli agrumi e altri frutti, le conseguenze si vedono nel caso del cachi: aumento dei trattamenti fitosanitari che non hanno impedito di fermare gli attacchi dei parassiti, sprechi alimentari in crescita, perdita di competitività e degrado ambientale. Non ascoltando il settore, la classe politica europea sta ottenendo l'effetto opposto di quello che proclama”.

L’associazione si è già mossa con una lettera al ministro dell’agricoltura della Generalidad Valenciana, Mireia Mollà, per chiedere il massimo coinvolgimento nel valutare l'entità di questo problema; approvare nell'ambito dei propri poteri e richiedere al governo centrale sia indennizzi che misure fiscali, oltre a lavorare per fornire al settore una serie sufficiente di prodotti fitosanitari e biologici realmente efficaci nel combattere i parassiti che ne decimano la produzione.


Pere colpite da Maculatura bruna

L’utilizzo di Clorpirifos-metile è stato revocato da tutti i Paesi dell’Unione Europea da fine 2019, per questo occorre ampliare il ragionamento anche al mercato italiano. Sono già diverse le colture che stanno facendo i conti con gli effetti collaterali derivati dall’assenza di questa sostanza, soprattutto le produzioni minori come il cachi, che non possono contare su trattamenti registrati alternativi. Se non ci si mette subito al lavoro per trovare un sostituto al Clorpirifos-metile, per alcuni frutti si rischia di ripercorrere la stessa strada delle pere, oggi alle prese con la malattia della Maculatura bruna e con il fungo dell’alternaria, al cui sviluppo ha contribuito anche la revoca di sostanze efficaci nel loro controllo.

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