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lunedì 14 settembre 2020


Bestack: per Macfrut Digital serviva più proattività

Che Macfrut Digital ci aspettavamo e che Macfrut Digital è stato? È stata un’edizione soddisfacente? Questa è la domanda che in questi tre giorni in tanti si sono posti, indipendentemente da quale parte la si guardasse: l’ente fiera che l’ha organizzata, gli espositori che hanno investito o i visitatori che hanno tentato di entrare. Solo se l’analisi viene fatta tenendo conto di questi tre punti di vista può essere di reale utilità per migliorare in futuro. Sì, perché una delle pietre miliari del marketing attiene al concetto di soddisfazione e la soddisfazione è direttamente collegata all’aspettativa che ogni singolo ha in merito a un fatto, un evento, un prodotto. La valutazione è pertanto relativa, raramente riesce ad essere assoluta. Non è oggettiva, esatta per definizione, ma la percezione finale è figlia appunto della comparazione con l’attesa che ognuno di noi fa. Se ne esce solo se si tiene in conto la sommatoria delle soddisfazioni di tutti.

Detto questo ci sarà certo il tempo per l’analisi tecnica: limiti e bug della piattaforma digital, il nostro essere più o meno smart nel navigarci dentro, il grado di apertura di questa fiera, quanti buyer c’erano e quanti incontri sono saltati, la qualità delle persone presenti negli stand a disposizione per i B2B, la facilità di accesso dei singoli visitatori, come è stata promossa e visitata la fiera, le relazioni sviluppate e soprattutto il business effettivamente fatto.

Però prima di tutto occorre quindi chiarirsi bene le idee su che cosa ci aspettavamo. Certamente il confronto non può essere fatto con tutto ciò a cui siamo stati abituati in passato e quindi dimentichiamoci le dinamiche dell’edizione classica in presenza. Proviamo a uscire dalla logica del confronto e misuriamo questa fiera digital in termini assoluti. Per quello che è valso, per gli spunti e per i risultati che ha portato.

Sorvoliamo sulla partecipazione numerica degli espositori. Riguarda la soddisfazione di Cesena Fiera la quale ha più che raddoppiato i moduli in vendita inizialmente, dichiarando già all’apertura il sold out. Quindi a priori risultati ben oltre le previsioni. Secondo, finalmente le istituzioni, dall’assessore regionale al ministro passando pure per un sottosegretario, hanno presenziato all’inaugurazione ciascuna con il proprio intervento. Qui il digitale certamente aiuta e per una volta pure alla presenza o meno del sindaco non si è fatto caso. Speriamo che dai messaggi, registrati, si passi al sostegno anche nei fatti.

Ma il vero test era la facilità e il grado di interazione con e tra gli espositori: ciò che più conta nelle fiere e uno dei parametri di soddisfazione dei partecipanti. Lo strumento che Macfrut Digital ha messo in campo è stata piattaforma b2b per gli incontri schedulati, oltre alla promessa della presenza di oltre 600 buyer della Gdo. Pur con tutte le premesse forse qualcuno si augurava le stesse dinamiche di una fiera normale. Purtroppo sul digitale il richiamo del catering e l’accoglienza femminile non funzionano altrettanto. Oppure c’era l’idea, come espositori, di essere tempestati di richieste per incontri b2b. Così non è stato, per tanti motivi. Prima di tutto per qualche peccato di gioventù, comprensibile, di una piattaforma informatica che proprio in questa edizione muoveva i primi passi e che, specie nella prima giornata, ha segnato il passo.

Superati i problemi tecnici gli incontri si sono fatti (anche se alcuni programmati sono saltati), ma certamente non nel numero sperato. C’è da dire che essere immersi fisicamente in una fiera focalizza, anima e corpo, l’attenzione dei partecipanti. Se il mezzo di partecipazione è un pc il rischio che l’urgenza del momento in ufficio faccia saltare qualche appuntamento cresce in maniera significativa. Seconda cosa, non è detto che si deve solo attendere l’appuntamento, anzi, probabilmente la forma digital richiede spirito di iniziativa nel richiedere agli altri i b2b. I social in questo insegnano e facilitano. Ed è questo il punto: fondamentale è che la tecnologia faccia ciò che promette, ma altrettanto fondamentale è l’approccio delle aziende. Più facile per le aziende dell’indotto alla ricerca di produttori, meno per le aziende produttrici alla ricerca dei buyer che non avevano un proprio modulo, a parte Coop, in cui ricevere.

In sintesi la fiera digital richiede proattività, sfacciataggine, programmazione, un approccio organico e studiato come nei migliori speed date. Noi abbiamo approcciato Macfrut digital in questo modo, setacciando le aziende espositrici, affidandoci al tasto “scrivici” per pianificare un contatto con un responsabile a cui far seguire il b2b in fiera o a seguire, per dare faccia ai nostri nomi e rappresentanza a Bestack. Il tempo ci dirà quali risultati porterà e con quale soddisfazione.

Chiudiamo quindi Macfrut Digital con lo stesso grado di aspettativa con cui abbiamo approcciato la fiera, dando seguito e continuità alla nostra comunicazione. Dopo la storia pubblicata a episodi nei tre video nelle tre giornate di fiera, da oggi è online la storia completa. Molte informazioni le trovate qui! youtu.be/PuwpJ3VBxJI

di Claudio Dall'Agata

(In apertura lo stand virtuale di Bestack a Macfrut Digital)

Fonte: Bestack.com


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