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martedì 1 settembre 2020


Dall'idroponica un aiuto per la Peronospora

Tra i metodi per difendere il basilico dagli attacchi dal fungo della Peronospora, c'è anche chi sperimenta la coltivazione idroponica. E' il caso dell'azienda agricola Cammelli di Firenze, che ha investito in oltre due ettari di serre attrezzate con la tecnologia del floating system.

“Abbiamo introdotto la coltivazione idroponica nel 2014 per il basilico – spiega a Italiafruit News il commerciale dell’azienda Daniele Cammelli – perchè la coltivazione a terra, questo prodotto era altamente attaccabile dalle malattie come la Peronospora. L’unico modo per combattere le malattie era avere un ambiente asciutto e climaticamente controllato”.
“Inoltre – aggiunge – con l’idroponica possiamo concentrare al massimo la superficie ed avere una maggiore produzione, oltre al risparmio sul riscaldamento. Con questo metodo di coltivazione possiamo permetterci di fare meno trattamenti e applicare, dove possibile, la lotta biologica”.



Oggi le serre idroponiche dell’azienda si estendono su due ettari e, se il basilico rimane la coltivazione predominante, negli anni è stata aggiunta anche l’insalata Salanova. Entrambe le referenze crescono in un ambiente in cui temperatura e umidità sono controllate e la raccolta avviene interamente a mano.
“Abbiamo provato diverse referenze in idroponica – commenta il commerciale – dalla menta all’insalata ,fino alla cicoria passando per il sedano, ma solo per queste coltivazioni abbiamo notato che solo basilico e insalata erano coltivazioni convenienti e produttive”.



Non solo idroponica

Oltre all’idroponica, l’azienda può contare su 10 ettari di serre e 48 ettari in campo aperto, in cui crescono basilico, insalatine, lattughino biondo e rosso, spinacino baby, bietolina da taglio, spinacio, ravanelli, barbe rosse e prezzemolo
“Grazie all’alternanza di produzione campo aperto e serra – dice Cammelli – riusciamo a garantire una continuità produttiva durante tutto l’anno. La raccolta dei prodotti in serra è meccanica, tranne quella dei ravanelli che sono raccolti a mano”.
In un’ottica di risparmio energetico, l’azienda ha adottato per le sue serre l’utilizzo di biomassa tramite una caldaia a pellet.
“Avevamo iniziato ad utilizzare anche il compost – aggiunge il manager - ma da analisi più approfondite abbiamo visto che sulle baby leaf rimanevano troppi residui: sono prodotti molto delicati e assorbono tutti i principi attivi, per cui il compost non è adatto. Lo stiamo invece utilizzando bene per le coltivazioni in campo aperto”.


Canali commerciali e andamento

Le referenze di Cammelli sono commercializzate nelle catene della Grande distribuzione di tutta la Toscana, oltre che su qualche punto vendita di Padova e Milano. “Abbiamo notato una grande differenza tra i punti vendita in questo ultimo periodo – aggiunge il commerciale – mentre su Firenze mancava il turismo e i consumi rimanevano bassi, i supermercati vicino al mare hanno riportato buoni fatturati grazie alla presenza dei turisti”.
E continua: “In generale durante il lockdown le vendite dei prodotti di prima gamma sono notevolmente calate e abbiamo registrato una perdita del fatturato del 30%: la gente ha preferito prodotti a lunga durata per il cosiddetto ‘effetto scorta’ e alcuni hanno iniziato anche a realizzare il proprio orto domestico. Dai primi di agosto la situazione si sta un po’ risollevando, speriamo in prospettive migliori”.



Grande attenzione al packaging

Oltre alla continuità di produzione, l’azienda assicura alle sue referenze una freschezza costante, grazie al confezionamento operato nello stabilimento annesso alla zona produttiva.
“Una parte degli imballaggi che prima realizzavamo in plastica ha già subito da tempo il passaggio all’ecocompostabile – spiega Cammelli – per tutti quelli che erano in forse prima del lockdown, c’è stato un vero e proprio fermo. All’improvviso i problemi da superare andavano ben oltre la scelta dei materiali per il confezionamento e in generale penso ci sia da fare un ragionamento importante sulla plastica. Al momento la scelta degli imballaggi compostabili avviene in gran parte anche per una motivazione estetica ma i percorsi di riutilizzo non sono ancora abbastanza chiari, senza contare che la realizzazione di queste confezioni ha un costo decisamente superiore rispetto alle confezioni tradizionali”.




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