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martedì 25 agosto 2020


La tempesta perfetta sul kiwi veronese

Cinquantamila euro solo per lo "smaltimento" delle strutture e delle reti antigrandine, che nulla hanno potuto contro la furia degli elementi naturali. Oltre a centinaia di migliaia di euro di investimenti persi e mancati guadagni. E' un conto salato quello che Ceradini Group si trova a dover pagare per il nubifragio che domenica pomeriggio ha devastato ampie zone del veronese, abbattendo i 6 ettari aziendali dedicati al kiwi giallo Jintao nei campi di Boscomantico. Anche altri produttori della zona hanno subito danni ingenti, ma quello di Ceradini è il caso più eclatante ed economicamente grave.

Un caso per tutti: Giovanni Ederle dell'Agriturismo San Mattia, posizionato sulle Torricelle, le colline veronese, ha perso il 50% dell’uva e non sa se riuscirà a maturare il resto; ko anche  il 75% delle olive, mentre orto e fichi sono stati rasi al suolo.



Il temporale è iniziato nella zona del Lago di Garda, colpendolo marginalmente e si è spostato, aumentando la propria potenza, ad arco verso il centro città che ha subito i danni maggiori fino all’est veronese nelle zone vicino al comune di San Martino Buon Albergo. Sono state colpiti i comuni a nord ovest come Bussolengo e Pescantina e i territori limitrofi al centro città fino ad arrivare nelle zone dell’est veronese. Hanno subito danni importanti - rileva Coldiretti - varie colture frutticole con tanto di abbattimento di impianti; ko, a macchia di leopardo, svariati vigneti, alcuni dei quali con varietà precoci già in fase di vendemmia.

Copagri sottolinea che la tromba d’aria con pioggia e grandine ha causato danni per milioni di euro nelle campagne veronesi ma anche nelle province di Padova, Vicenza, Rovigo e Belluno; dalle uve, in alcune aree della Valpolicella prossime alla vendemmia, ai raccolti ortofrutticoli, la furia del maltempo ha fatto enormi danni e a ben poco sono servite le reti antigrandine. 



“L’ennesimo evento atmosferico eccezionale ha prodotto danni che ricadranno sul settore primario”, sottolinea il presidente della Copagri Veneto Carlo Giulietti. “Lo stato di crisi per la città scaligera e per gli altri comuni del veronese e la richiesta della Regione al Governo per dichiarare lo stato di calamità per le zone maggiormente colpite sono passaggi significativi e necessari, ma la politica, a tutti i livelli, può e deve fare di più”, aggiunge. “La paura degli agricoltori è che il ripetersi di situazioni emergenziali sia diventato normalità; il clima è sicuramente cambiato rispetto al passato, ma vanno affrontati con attenzione diversi temi: dalla troppa cementificazione alla mancanza di manutenzioni, in un contesto nel quale tutti gli addetti ai lavori devono fare la propria parte. Va pensato un serio piano di rilancio delle infrastrutture affinché situazioni simili non si ripetano”. 

Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona sottolinea che "non è compito nostro analizzare i motivi dei cambiamenti climatici di cui si parla sempre più frequentemente, ma sollecitare ad alta voce forme di tutela assicurative sempre più mirate e porre maggiore attenzione ai fondi mutualistici, che oggi sono ancora marginali, ma che diventeranno uno strumento importante a cui rivolgersi nel prossimo futuro: si tratta di forme integrative di ristoro da danni dovuti sia a malattie o insetti alieni, sia ad eventi meteo catastrofici”.

Sotto un video girato domenica sera: mostra l'impianto di actinidia di Ceradini raso al suolo


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