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venerdì 10 luglio 2020


Riscatto albicocca, è il frutto che si vende di più e meglio

L’albicocca è il prodotto ortofrutticolo che nei Mercati all’ingrosso si è venduto di più e meglio in questa prima parte di luglio, complice anche la riduzione dei quantitativi in arrivo dal Sud Italia, dove da alcuni giorni è cominciata la raccolta delle varietà a maturazione tardiva

Come conferma a Italiafruit News Federico Fapanni, venditore dell’Ortobergamo, “la richiesta per l’albicocca è elevata a patto che sia di buona qualità. Perché i clienti passano, assaggiano e solo se il frutto è buono si può iniziare a contrattare sul prezzo. Questa settimana sto vendendo grossi quantitativi giornalieri di prodotti italiani di Sicilia e Puglia (varietà Faralia, Orange Rubis, Lady Cot e Portici) e un po' di merce francese di qualità spettacolare (varietà Bergerouge, Bergeval e Bergeron)”.


Portici, origine Puglia

“Tra tutti i prodotti ortofrutticoli, l’albicocca è sicuramente l’articolo che oggi registra il maggiore interesse da parte dei nostri clienti, a dimostrazione che la qualità è buona. E’ un frutto che non stanca mai: è saporito, attraente, comodo da mangiare e non sporca”.

Per la merce nazionale di buona e alta qualità, il venditore dell’Ortobergamo sta spuntando prezzi compresi tra 2,3 e 2,7 euro il chilo. Valori che salgono a 2,8-3 euro e oltre per il prodotto francese, che ha fatto ingresso nel mercato bergamasco da una decina di giorni. “Le varietà transalpine Bergerouge, Bergeval e Bergeron sono veramente stupende da vedere e buonissime da mangiare: rispetto alle scorse annate, c’è pochissimo prodotto di seconda qualità, in quanto nelle zone di raccolte, collocate tra Valence, Gronoble e Lione, non vi sono state grandinate. Tant'è che il differenziale di prezzo tra i calibri AA e AAA è solo di 10-20 centesimi di euro il chilo”.


Bergeron, origine Francia

Anche in altri Mercati all’ingrosso del Nord Italia, i grossisti stanno raggiungendo i migliori risultati proprio con l’albicocca. Al Caab di Bologna Wainer Marzola, venditore dello stand di Agribologna, ieri ne ha distribuite 6-7 pedane: “L’albicocca è l’unico articolo che riesce a darci soddisfazione in questo momento - dice a Italiafruit News - e per il quale c’è un chiaro interesse. L’offerta sul mercato è inferiore rispetto alla scorsa settimana e, di conseguenza, i prezzi sono in rialzo. Il grosso della campagna nazionale del frutto si sta quindi chiudendo bene”.

“Nelle zone del Sud Italia - prosegue Marzola - si stanno cominciando ora a staccare le prime varietà tardive, ma le quantità sono scarse. Mentre in Romagna, come sappiamo bene, c’è pochissima produzione. Non a caso le Kioto romagnole, coltivate dai soci di Agribologna Stefano Zavoli e Roberto Fabbri, sono quelle che raggiungono i prezzi più alti: da 2,8 a 3,5 euro il chilo. Noi stiamo vendendo ancora bene Orange Rubis, Lady Cot e Pellecchiella degli areali del Sud di Policoro (Basilicata) e di Altamura (Puglia), con valori medi che oscillano da 2 a 2,5 euro il chilo a seconda della varietà e della qualità”.


Bergeval, origine Francia

Per Mario Clari, venditore dello stand Fogliati "Il Trifoglio", azienda che opera al Caat di Torino, “l’albicocca e la ciliegia sono gli unici due prodotti che a livello di prezzo si stanno salvando, dal momento che quando questi due frutti sono buoni si riesce sempre ad instaurare una sorta di contrattazione con la clientela”. In funzione del tipo di prodotto, a Torino i prezzi dell’albicocca viaggiano attualmente su medie di 1,5-2 euro il chilo con punte massime di 2,5 euro, secondo Clari. 

Con il resto dell’ortofrutta si registrano problemi: “Questa settimana - evidenzia a Italiafruit News - la domanda di pesche, nettarine e uva da tavola è stata molto fiacca, per non parlare di casi limite come il pomodoro Ciliegino e Cuore di Bue che, forse, sarebbe stato meglio non scaricare nemmeno”.

“In questa Fase 3 del Covid-19, la disponibilità di spesa è cambiata - prosegue l’operatore torinese - Le famiglie stanno cercando di risparmiare e comprano molta meno ortofrutta rispetto alle settimane di lockdown, quando una delle poche cose che si poteva fare era acquistare beni alimentari. Adesso notiamo una situazione opposta e purtroppo peggiore rispetto al periodo pre-Covid”.


Albicocca marchio Cofir, origine Sicilia

Della stessa opinione è Massimo Marzotto, addetto alle vendite della ditta Remagi del Maap di Padova, che spiega: “Nei mesi di maggio e giugno, abbiamo riscontrato un calo delle vendite di ortofrutta nelle ultime due settimane del mese, mentre prima del Covid-19 la contrazione si riscontrava solitamente solo nella quarta settimana. Nel complesso dell’attività ci stiamo difendendo bene, ma siamo preoccupati per il peggioramento della situazione economica del Paese. Oltre al calo dell’Horeca e del turismo, c’è anche da considerare che alcuni comuni del Padovano, durante il periodo di confinamento, hanno dato la possibilità ai cittadini di cominciare a coltivare orti in maniera condivisa. In più molte persone, nei primi due mesi critici di pandemia, si sono costruiti l’orto sul balcone". 

Anche Marzotto conferma il momento positivo dell’albicocca che, “dopo un periodo difficile a giugno, è riuscita a rilanciarsi a fronte della netta riduzione dell’offerta del Meridione che abbiamo visto negli ultimi giorni. Due settimane fa, infatti, la vendita non era fluida”.

Attiva negli stand 25, 26 e 27 del Maap, la Remagi dispone attualmente delle albicocche dell’Emilia-Romagna, dove la raccolta quest’anno è scesa del 90% a causa delle gelate. “Il prezzo da alcuni giorni si sta mantenendo su buoni livelli, ma siamo ormai alle fasi finali della campagna. Stiamo spuntando mediamente 2,5-2,8 euro il chilo, poi con alcune varietà tipo la Portici si può arrivare anche a 3,5 euro il chilo. L’offerta è scarsissima - conclude - e la qualità, intesa come colore e sapore, non è certo eccellente come nelle annate di buona produzione”.

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