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martedì 7 luglio 2020


Fragole e piccoli frutti, l'innovazione parla veronese

Confagricoltura Verona gli ha assegnato il riconoscimento dell’anno, nel settore giovanile, per le innovazioni introdotte nella sua azienda agricola di piccoli frutti sia nelle varietà, che nella raccolta e nella lavorazione. Matteo Scandola, 39 anni, di Santa Maria di Zevio, insieme al consorzio Aurorafruit, di cui figura tra i soci fondatori, ha appena lanciato due nuove varietà di fragole e lancerà nel prossimo futuro anche alcune varietà nuove di lamponi made in Verona. Inoltre sta usando, primo in Italia, un robot prodotto in Nuova Zelanda che seleziona e impacchetta mirtilli, andando a scartare i frutti non perfetti.

“Provengo da una famiglia che fa fragole da 50 anni – racconta – e io, già a 18 anni, sono stato mandato a fare esperienza nella cooperativa Sant’Orsola di piccoli frutti, dove ho conosciuto Ilario Ioriatti, pioniere del settore, che ha insegnato molto e me e a tutti i produttori italiani di berries. Nel 2008 sono stato tra i tre soci fondatori di Aurorafruit, che oggi raggruppa 22 aziende di piccoli frutti tra il Veronese e il Trentino, con un fatturato annuo di 12-13 milioni di euro. È il secondo gruppo italiano per importanza nel settore: produciamo quasi 2 milioni di chili di fragole, 100.000 chili di lamponi, 500.000 chili di mirtilli, 150.000 chili di more, seguendo a 360 gradi tutta la filiera, fino alla commercializzazione. Per essere competitivi sul mercato dobbiamo innovare. Ci sono mercati stranieri, come il Marocco, che hanno un decimo di costi di manodopera rispetto ai nostri, oppure una produzione molto alta di piccoli frutti, come la Polonia, che in questo momento sta invadendo il mercato con i mirtilli. Perciò non possiamo sederci, ma dobbiamo continuamente ricercare le migliori varietà e tecniche di produzione”.



Le due nuove varietà di fragole lanciate da Scandola con Aurorafruit sono Aurora Karima e Aurora Munira: “Stanno riscuotendo un ottimo successo a livello europeo in quanto sono molto produttive, di ottima qualità e con una sorprendente shelf life, cioè una durata maggiore nella freschezza. Inoltre sono più semplice da coltivare e si staccano velocemente durante la raccolta e questo in tempi di carenza di manodopera aiuta, perché possiamo avvalerci di personale anche meno esperto. Sono frutti realizzati da un breeder, cioè un coltivatore che realizza per noi le selezioni e poi ce le dà in concessione esclusiva. Ora stiamo lavorando a nuove varietà di lamponi che manterranno fragranza e colore più a lungo, in modo da avere maggiori rese e una minor frequenza nella raccolta. Usando la ricerca abbassiamo i costi del lavoro, senza andare a toccare la busta paga dei braccianti, e riusciamo ad essere più competitivi sul mercato con qualità più alta e costi minori”.

L’altra novità importante è il robot che seleziona i mirtilli: “Riesce a selezionare e impacchettare fino a 1.200-1.300 chili all’ora – spiega Scandola -. È una macchina importante, che  riesce a sentire con i sensori se un mirtillo è morbido o croccante, andando a migliorare addirittura il lavoro del personale, che finora faceva la selezione solo in base al colore del frutto. Abbiamo impiegato un anno per “istruirlo” e ora sta lavorando bene anche grazie a una persona che la guida con grande professionalità. In Italia c’è un altro macchinario del genere, ma non è ancora attivo”.



Il mercato dei berries è in forte crescita, ma occorre molta attenzione per evitare la sovrapproduzione: “Se si producono more nel momento sbagliato, si rischia di buttare via la produzione. Bisogna fare programmazione in base alle vendite e alle produzioni degli altri competitor. Poi è importante puntare sul made in Italy, producendo piccoli frutti che abbiamo un’identità distintiva e di chiara connotazione per i consumatori. Io credo nelle nuove tecniche, che spesso anticipano e ottimizzano ciò che fa la natura. Ai giovani, che sono sempre meno, dico: cercate di lavorare con tenacia, perché l’agricoltura è nelle nostre mani”.

Fonte: Confagricoltura Verona


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