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lunedì 29 giugno 2020


«Dopo la ribalta del lockdown, produttori ancora all'angolo»

Se durante il lockdown l’attenzione al settore agroalimentare era altissima, nell’ultimo periodo i riflettori si sono spostati altrove, lasciando gli operatori a combattere da soli con le problematiche all’ordine del giorno.

“Durante la pandemia la gente si è ricordata di noi agricoltori ma ora siamo già stati dimenticati. Finché c’è stato il timore che il cibo potesse scarseggiare, tutti valorizzavano il settore ma appena passata la paura, ci hanno messo di nuovo in un angolo”, testimonia a Italiafruit Tomas Malaguti dell’azienda agricola Malaguti di San Giovanni Persiceto (Bologna).

Fondamentale per Malaguti una valorizzazione del settore: “Dobbiamo avvicinare i consumatori ai prodotti, facendo capire l’impegno che c’è dietro a livelli qualitativi elevati. Per fare qualità serve manodopera specializzata e ‘culturizzata’ perché in fondo anche l’agricoltura è una cultura”

Cocomero, vendite in ripresa


Relativamente alla frutta estiva, l’azienda può contare su 60 ettari di anguria e 15 ettari di melone.
“Il cocomero è il nostro punto forte – dice il produttore – al momento abbiamo raccolto solo il prodotto in serra, mentre in campo aperto inizieremo ai primi di luglio per continuare fino alla fine di settembre. Otteniamo all’incirca 800 quintali di cocomero ad ettaro e finora i risultati sono buoni dal punto di vista qualitativo: siamo soddisfatti considerato che dieci giorni fa la notte faceva molto freddo e con lo sbalzo termico lo sviluppo del frutto è stato un po’ ostacolato. Sempre per via delle temperature e del maltempo (clicca qui per approfondire), su alcuni prodotti abbiamo registrato delle crepature e di conseguenza sono stati svalorizzati sul mercato. Per questi motivi, quest’anno abbiamo ridotto la coltivazione in campo aperto per concentrarci su quella in serra”.
Il prodotto è apprezzato sul mercato? “Siamo partiti malissimo e solo in questi ultimi giorni, complice un clima più caldo, le vendite si stanno risvegliando. I prezzi al momento sono appena accettabili, speriamo in un rialzo a breve”. 

Melone, quasi un prodotto di nicchia



Per quanto riguarda il melone, Malaguti produce a inizio stagione melone retato per poi concludere con quello liscio.
“Sta diventando quasi un prodotto di nicchia – commenta il produttore – e lo coltiviamo principalmente in serra perché in campo aperto il frutto fa fatica a svilupparsi. Anche se la pezzatura è buona, gli sbalzi termici hanno lasciato le loro amare conseguenze: molti meloni scoppiavano ancora da verdi e su 100 tonnellate prodotte, il 40% lo abbiamo dovuto buttare”.
“Anche in questo caso – continua – i prezzi sono bassi e il prodotto non è valorizzato”.

Manodopera e vendite



Anguria e melone sono raccolti a mano dagli operatori dell’azienda, per poi essere selezionati tramite un’apposita calibratrice. Un passaggio che, come sottolineano dall’azienda, “aiuta a distinguere i frutti per pezzatura e qualità e a valorizzare il prodotto sul mercato”.

L’azienda commercializza i suoi prodotti principalmente sui mercati di Milano, Rimini, Bologna, Verona, Pescara e Macerata. “Dal mercato di Milano riusciamo a raggiungere anche l’estero, tramite dei grossisti tedeschi e francesi. Inoltre, tra Bologna e Modena, abbiamo cinque punti vendita a nostro nome e i nostri prodotti si trovano anche al mercatino degli agricoltori locale”.
Compresa la strategicità della valorizzazione, l’azienda utilizza i social media come vetrina per i propri prodotti, tramite la pagina facebook e il profilo Instagram.

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