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giovedì 25 giugno 2020


Piemonte, il caso dei braccianti che dormono per strada

"Se ci sono irregolarità è ovvio che bisogna denunciare. Ma bisogna fare attenzione a non sparare nel mucchio, per non infangare il nome della nostra zona produttiva": così Domenico Paschetta, presidente di Confcooperative Piemonte e dell’Op Ortofruit Italia commenta la triste vicenda degli aspiranti braccianti di origine africana, alcuni dei quali impegnati nella raccolta dei piccoli frutti, che da circa tre settimane stanno dormendo per strada a Saluzzo e in altri comuni della provincia di Cuneo, a causa della chiusura dei dormitori comunali per il Covid-19. Un argomento trattato ieri dai Telegiornali delle reti Rai. 

"Per affrontare questa stagione estiva, da poco partita con i berries, il 70% delle aziende agricole piemontesi ha dato ospitalità ai migranti, cosa peraltro non dovuta considerando tutti i crismi del Coronavirus. Il problema dei ragazzi che stanno dormendo per strada è una questione di carattere sociale, che va risolta a livello istituzionale e politico. Non è un tema che trova le sue cause all'interno del settore ortofrutticolo", evidenzia a Italiafruit News Paschetta. 


Una immagine tratta dal Tg 2 di ieri, 24 giugno 2020

In questi giorni, come osserva il numero uno di Confcooperative Piemonte, nel Cuneese ci sono almeno seimila persone, tra stranieri ed italiani, che stanno lavorando alla raccolta e alla lavorazione di mirtilli e lamponi. Diventeranno dodicimila nel corso dell'estate, quando si raccoglieranno prima le pesche e poi le mele. “La stragrande maggioranza dei produttori sta facendo tutto il possibile per gestire al meglio le operazioni e per garantire il rispetto delle misure di sicurezza sotto il continuo controllo delle Forze dell'ordine”. 

Il servizio della Rai, girato a Saluzzo, mette in luce che qualche migrante che dorme per strada sarebbe pagato parzialmente in nero, secondo quanto riferito da Zeno Foderano della Flai Cigl di Cuneo. "Per il momento sono parole - commenta Paschetta - Secondo le mie informazioni, infatti, in tutta la provincia non ci sono ancora state denunce ufficiali da parte di lavoratori che sarebbero assunti in nero, maltrattati o sottopagati".  

"E' chiaro che se in futuro dovessero esserci casi di questo tipo - conclude - io sarei il primo a essere contento che gli imprenditori disonesti venissero puniti, innanzitutto perché ciò creerebbe una sorta di concorrenza sleale all’interno di una filiera virtuosa. Individuiamo, denunciamo e puniamo i furbi, ma non spariamo sul mucchio. Non si può fare di tutta l'erba un fascio".


Mirtilli Duke in raccolta

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