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«Indennizzi cimice? Una grande presa in giro ai pericoltori»

"Una grande presa in giro". Così Roberto Tusarelli, esperto imprenditore agricolo con una ventina di ettari coltivati a ortofrutta nel Bolognese, valuta il criterio scelto dal Governo per aiutare i produttori del Nord Italia a compensare le perdite causate dalla cimice asiatica nel 2019. Un intervento che “limita” i sostegni alle aziende che dimostrino di aver subito un danno alla produzione vegetale superiore al 30% della produzione lorda vendibile rispetto alla Plv media dei tre o cinque anni precedenti. 

Tusarelli è allibito da questa decisione, in primis perché penalizza le aziende pluricolturali in un contesto che appariva chiarissimo. E’ noto a tutti, infatti, che l'insetto alieno l'anno scorso abbia danneggiato prevalentemente la frutta e in modo devastante il pero"Nel mio caso - spiega a Italiafruit News - ho perso più dell’80% della raccolta di pere a causa della cimice asiatica, e il colmo è che non posso presentare domanda di indennizzo poichè il criterio non si basa sulla Plv frutticola o pericola, bensì sull'intera Plv dell'azienda. Un fatto gravissimo”.

Come migliaia di altri imprenditori agricoli dell'Emilia-Romagna, Tusarelli conduce un'azienda che coltiva più colture come fragole, ciliegie, pomacee, albicocche e orticole come pomodori, zucchine e così via. “La maggior parte delle imprese che sono pluricolturali non potranno essere aiutate, malgrado abbiano avuto le loro produzioni di pere o mele quasi interamente devastate dall'asiatica".


Danni da cimice asiatica su frutti di pera

"Nel mio piccolo, fra l'altro, ho cercato di compensare la mancanza di reddito sul pero, facendo dei trapianti aggiuntivi di orticole durante l'estate, al fine di garantire gli stipendi ai miei quattro lavoratori. Ho agito da imprenditore per sostenere tempestivamente la Plv aziendale, e il risultato è quello di essere escluso dai sostegni”.

Ma il problema ancora più serio, ora, è che la pericoltura del Nord Italia rischia il collasso se il Governo non definirà altri modi per aiutare i produttori. “Serve liquidità a fondo perduto - sottolinea - per coprire almeno un terzo degli 8-12mila euro l'anno per ettaro che sono necessari per produrre e raccogliere pere. La cimice asiatica c'è ancora e non è sparita: la vediamo da settimane nei capannoni, nei tetti e vicina alle nostre case; è pronta a riprodursi e a fare danni ingentissimi alle pomacee come è accaduto l'anno scorso. Purtroppo, però, il Governo preferisce sostenere i comparti del Parmigiano Reggiano, dei vini e quello dei prosciutti. Mentre noi produttori di frutta, che diamo un contributo fondamentale alle nostre comunità e alla salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo, non abbiamo mai le stesse attenzioni che ricevono questi settori”.

“Noi aziende ortofrutticole siamo stanche anche dell’immobilismo del mondo delle associazioni di categoria - chiosa l'imprenditore bolognese - Sempre di più si nota una mancanza di capacità nell’interpretare ciò di cui le imprese hanno bisogno oggi e negli anni a venire. La linea politica che i sindacati stanno seguendo, ammesso che ce ne sia una, non è in favore di noi imprese ma dei poteri forti che, a seconda dei bisogni, sollecitano attività piuttosto che altre. Così non è più possibile andare avanti, serve un netto cambio di prospettiva. Occorre avere una visione d’insieme - conclude - per gestire il macro sistema dell’agricoltura italiana. Cosa che oggi manca”. 

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