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giovedì 23 aprile 2020


R-Pet 100% riciclato sugli scudi con la crisi

Un mercato che sta tornando lentamente alla normalità dopo settimane complesse che hanno messo alla prova la filiera e cambiato, almeno, in parte gli scenari, consolidando il ruolo del packaging per l’ortofrutta, a partire dal R-Pet: è l’analisi di Infia, che fa il punto della situazione e anticipa le aspettative per i prossimi mesi. 
 
“La pandemia ha sicuramente cambiato le abitudini di vita e di acquisto di milioni di europei con il crollo delle vendite di fresco legate alla ristorazione, l’aumento del consumo a casa e significativi mutamenti nella modalità e nei tempi di spesa”, si sottolinea dall’azienda di Bertinoro (Forlì-Cesena). “Tutto questo ha creato una grandissima incertezza con variazioni molto rilevanti da una settimana all’altra per i produttori e confezionatori. In molti casi, soprattutto nel Nord Europa, i reatiler hanno cancellato i programmi e lavorato alla giornata; ciò ha generato instabilità e forti oscillazioni dei prezzi dell’ortofrutta. Alcune categorie come mele, agrumi, patate hanno beneficiato del momento, altre invece hanno sofferto: è il caso ad esempio del tropicale e dei piccoli frutti. Adesso, sembra che i mercati stiano gradualmente tornando a una situazione più normale”.
 
La programmazione in casa Infia non è cambiata: a cambiare, in fabbrica come in azienda, è stata l’organizzazione interna del lavoro: “Ai primi sentori dei rischi legati al Coronavirus, l’azienda ha rivisto totalmente la maniera di operare. Tutto il personale degli uffici, tranne quello strettamente necessario all’operatività delle fabbrica e della logistica, è passato al telelavoro. In fabbrica, i turni e le modalità sono stati rivisti al fine di garantire massima sicurezza e protezione. E ad oggi siamo riusciti a mantenere una piena operatività, nonostante le difficoltà generate da questa piccola rivoluzione”.
 

Operai del sito Infia di Valencia: l'azienda ha donato mascherine e visiere ad alcuni ospedali

Durante tutto il primo trimestre il mercato italiano è stato positivo, “grazie ad un continuo aumento delle richieste, in particolare di R-Pet”, puntualizza Infia. “Nel mese di marzo la progressione è stata impressionante e il prodotto confezionato è decollato sia per la maggior attenzione dei consumatori all’igienicità del prodotto da acquistare, sia per l’aumento significativo delle consegne a domicilio”. 
 
Negli ultimi giorni, si sta assistendo ad un rallentamento della corsa “anche se permane l’attenzione sul prodotto confezionato a discapito dello sfuso”, tiene a precisare Infia. Che si aspetta un calo di offerta per i prossimi mesi: “La produzione ortofrutticola estiva italiana soffrirà la mancanza di volumi determinata dalle gelate che tra fine marzo e i primi di aprile hanno compromesso una parte consistente delle specie in fase di maturazione. L’Emilia Romagna è certamente tra le regioni più colpite, ma in generale tutta Italia registrerà una carenza importante di albicocche, pesche e nettarine, susine e ciliegie, soprattutto quelle precoci”.
 


Da inizio aprile Infia registra una contrazione di vendite nel mercato spagnolo: “La campagna delle fragole ha coinciso con l’apice della crisi iberica legata al coronavirus. La provincia di Huelva, come gran parte dell’agricoltura europea, basa la sua produzione sull’impiego di manodopera straniera, sia marocchina che dei paesi dell’Est. La chiusura delle frontiere e l’incertezza generale ha fatto si che i produttori, in un primo momento, si siano trovati senza personale per la raccolta. Ora, sembra che questa problematica si sia risolta: in Spagna, ma anche negli altri paesi europei, GermaniaInghilterra in primis, i governi locali, sensibilizzati dell’importanza di questa forza lavoro, si sono prontamente attivati per creare le condizioni affinché questo personale potesse rendersi disponibile”. Per quanto riguarda l'oltremare, l’azienda ha riscontrato alcuni cali di vendita a causa del rafforzamento dell’euro che ha reso l’offerta continentale poco competitiva per i produttori locali. Cali che però sono stati ampiamente compensati dai mercati europei e dal Nord Africa, dove Infia è cresciuta sensibilmente.
 
“Ormai da più di un anno, tutta la nostra produzione è in R-Pet al 100%”, conclude Infia. “Il mercato sta rispondendo talmente bene che oramai lavorare con Pet riciclato è considerato, da parte di tutti i supermercati europei una pre-condizione. Il paradosso è che, a causa della forte domanda di plastica riciclata, l’R-Pet post consumo alimentare utilizzato dai produttori di cestini ha raggiunto quotazioni superiori al costo del materiale vergine”.

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