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Cile, dai residui della frutta nasce la bioplastica «NatPol»

Arriva dal Cile la nuova bioplastica di origine organica, creata con un duplice obiettivo: da un lato ridurre gli scarti dell’industria della frutta e dall’altro prendersi cura dell’ambiente.
Il nuovo packaging green chiamato NatPol è formato da un granulato biodegradabile ottenuto dalla fermentazione degli zuccheri dei residui della frutta.


Rodrigo Andler

Ad idearlo il professore dell’università cattolica di Maule Rodrigo Andler, che già nella sua tesi di laurea per la Pucv (Pontificia Universidad Católica de Valparaíso) aveva iniziato ad indagare i processi green relativi all’industria agroalimentare.
A lungo Andler ha studiato come valorizzare l’eccessiva quantità di rifiuti creata dall’industria della frutta: “Da sempre gli scarti sono destinati a diventare alimento per gli animali, anche se per i produttori questa applicazione rappresentava solo un fastidio”. Da queste considerazioni, inizia la ricerca di Adler per trasformare gli scarti dell’industria della frutta in una nuova risorsa.

La bioplastica che cambierà il destino di tonnellate di rifiuti di frutta


Gli scarti della frutta

Dopo anni di sperimentazione, Andler e il suo team di ricerca riescono ad ottenere dagli scarti della frutta una plastica biodegradabile con cui realizzano un contenitore che rispetta gli standard del packaging, offrendo così un’alternativa ecosostenibile alla plastica tradizionale.
Ma solo grazie alla collaborazione con il Chile’s Know Hub Ignition - un gruppo specializzato nella tecnologia avanzata, innovazione e sviluppo green per l’industria agricola del Paese - inizia la fase di test del prodotto.

L’obiettivo è ovviamente quello di sviluppare la tecnologia di NatPol a livello industriale e far si che le imprese che producono materiali plastici inizino a realizzare i primi prototipi.
La speranza è di ottenere un impatto positivo nell’industria degli imballaggi, soprattutto negli imballaggi della frutta per contribuire all’economia circolare e migliorare il benessere collettivo, sia sociale che ambientale.
“Vorremmo arrivare a una percentuale, anche se minima, di sostituzione della plastica tradizionale rappresentata dal polietilene, quella attualmente utilizzata per la produzione di sacchetti e che rappresenta uno dei maggiori inquinanti nell’industria plastica” ha detto Andler.

(Fonti: www.freshfruitportal.com; www.portalfruticola.com; www.knowhub.cl)

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