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venerdì 14 febbraio 2020


Ortofrutta, 14 operatori su 100 sono irregolari

Quattordici operatori dell'ortofrutta su cento risultano irregolari ai controlli del Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), uno dei maggiori organismi europei di controllo dell'agroalimentare. È un dato pesante quello che emerge dal nuovo “Report Attività", riferito all'anno 2019, che illustra i risultati dell'attività ispettiva messa in campo dalle forze dell'ordine italiane contro frodi, usurpazioni e contraffazioni a danno del made in Italy e dei consumatori, nonché al contrasto alla criminalità agroalimentare. 

I dati relativi al settore ortofrutta dicono che su 2.330 operatori controllati, il 14,2% sono risultati irregolari. La percentuale di non regolarità scende al 9,5% per i prodotti ortofrutticoli ispezionati. I principali illeciti accertati sono l'etichettatura irregolare per l'utilizzo di menzioni ingannevoli su origine, provenienza, qualità e altre indicazioni obbligatorie; il ritrovamento di residui di principi attivi non consentiti su prodotti biologici, in pomodori, aglio, lenticchie, mele e pistacchi; i limoni trattati in superficie con principi attivi non dichiarati; l'usurpazione o evocazione dei marchi Dop e Igp; la mancanza di tracciabilità e, per ultima, la falsa indicazione dell’origine. L'attività ispettiva, nel complesso, ha portato a 24 notizie di reato,  361 contestazioni amministrative e 135 diffide.


Nel corso dell'anno, Icqrf ha realizzato anche due importanti operazioni contrasto alla criminalità organizzata nel nostro settore: “Ortofrutta Zanclea" e "Piennolo". 

Svolta nel mese di marzo in Sicilia, l’operazione “Ortofrutta Zanclea” ha portato al sequestro di più di tre tonnellate di prodotti al Mercato ortofrutticolo di Messina, a causa della mancata tracciabilità e dell’assenza delle indicazioni relative all’origine geografica. Sono state elevate sanzioni amministrative per 11mila euro. Nell’ambito dell’operazione “Piennolo”, realizzata a novembre, gli ispettori dell’Icqrf hanno invece accertato la vendita irregolare (anche sul sito di www.ebay.it) di pomodorini del Piennolo del Vesuvio Dop da parte di un’azienda uscita dal sistema di certificazione, che aveva utilizzato confezioni autorizzate, numero di etichette e numero di lotto dell’anno 2018. I responsabili sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Napoli. 



Bellanova: fondamentale l'alleanza coi consumatori 
“I risultati operativi contenuti nel report confermano l’efficienza, la qualità del lavoro e la passione con cui costantemente le donne e gli uomini dell’Icqrf tutelano le produzioni agroalimentari italiane, il lavoro di milioni di produttori italiani e i cittadini". Così Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura ha commentato il rapporto 2019, disponibile online al seguente link: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15037Lo studio rileva le maggiori irregolarità nei due comparti del vino e dell'olio, come si evince dai dati sottoriportati. Si deve segnalare, infatti, che l'ortofrutta rappresenta solo il 2,6% del valore complessivo della merce sequestrata nel 2019. Mentre il comparto del vino, da solo, pesa per quasi il 92% del totale con 278 milioni di euro di vini sequestrati.




 
"Ringrazio l’Icqrf per l’impegno quotidiano a salvaguardia del made in Italy autentico - ha proseguito Bellanova - Abbiamo un sistema di controlli tra i migliori al mondo e in questo è fondamentale l’incessante lavoro della nostra Autorità per la lotta alle frodi e la tutela della qualità. Per sostenere sulle nostre tavole e sui mercati internazionali il made in Italy, la qualità dei nostri prodotti e del nostro agroalimentare, la sicurezza e la tutela dell'ambiente, l'alleanza con i consumatori è essenziale. Dobbiamo continuare a contrastare - conclude - su tutti i versanti l'illegalità, la contraffazione e i furti di identità, per sostenere e valorizzare sempre più le nostre Dop, Igp e Stg, in Italia, all’estero e sul web, e impedire che sugli scaffali dei negozi e sulle tavole dei consumatori, in Italia e dovunque, arrivino prodotti contraffatti e nocivi per la salute invece che riconosciuti e riconoscibili, grazie alla corretta etichettatura e tracciabilità”.


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