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lunedì 23 settembre 2019


La nocciola piemontese Igp e bio piace all'estero

La nocciola piemontese Igp a 360 gradi. Rigorosamente “bio”. Altalanga Azienda Agricola gestisce ad Alba, in provincia di Cuneo, 55 ettari investiti a noccioleto che segue dalla pianta al prodotto finito. “Raccogliamo e presentiamo la nocciola Piemonte Igp Langhe sotto diverse forme, dal fresco all’essiccato - spiega il titolare Gian Franco Cavallotto - La nostra filosofia produttiva si basa prima di tutto sul rispetto della terra e dei suoi cicli naturali. Tutto inizia sulle splendide colline langarole dove si trovano i nostri noccioleti, e continua con metodi naturali attraverso la filiera produttiva, per giungere fino al pregiato prodotto finale, l’autentica nocciola Piemonte Igp biologica. Proponiamo varie referenze, dalle nocciole tostate, nostro cavallo di battaglia, alle praline, dalla crema spalmabile alla pasta per gelati, dai torroncini alle nocciole caramellate o ricoperte di cioccolato fino all’olio”.



Una scelta impegnativa, quella del biologico, non ancora adeguatamente recepita dal mercato italiano, aggiunge Cavallotto: “Per questo abbiamo scelto di puntare sull’export, che ci sta dando grandi soddisfazioni. La maggior parte del fatturato, circa il 70%, proviene proprio dalle vendite Oltralpe, in primis verso Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Paesi in cui serviamo il canale Horeca”. L’azienda ha attivato anche un sistema di vendita online sul proprio sito e dispone di punto vendita ad Alba, in cui trova posto anche il laboratorio di trasformazioneAltalanga Agricola è certificata da “Suolo e Salute”, ente riconosciuto da Accredia.



Agricoltura ma anche cultura e turismo: "Vogliamo creare valore a partire da ciò che sembrava non averne", si legge nel sito. "Per questo, nel corso degli anni, abbiamo setacciato le Langhe alla ricerca degli appezzamenti migliori che, per ragioni storiche ed economiche, erano stati progressivamente abbandonati. Da qui siamo partiti per ricreare e ricostruire le condizioni ideali affinché questi terreni tornassero a nuova vita ed esprimessero la tipicità del territorio. Non solo riportandoli all’antica produzione di nocciole, tartufi e ortaggi. Ma gettando le basi perché, un giorno, questi luoghi possano essere trasformati in mete di turismo ecosostenibile, fattorie didattiche, laboratori per i bambini e le scuole. E, soprattutto, occasioni di lavoro per i giovani”.

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