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giovedì 12 settembre 2019


Impoverita e pessimista, l'Italia non tradisce l'ortofrutta

Più ombre che luci nel Rapporto Coop 2019 sui consumi e gli stili di vita degli italiani, la cui anteprima è stata presentata ieri a Milano: le rilevazioni d'interesse per il nostro settore evidenziano che dopo tre anni positivi si arresta la spesa nell’alimentare, quasi 5 punti percentuali sotto i livelli pre-crisi. Ma la verdura corre e, nel primo semestre, è al vertice nei consumi del food con un +8%; in ascesa anche frutta secca (4,1%) e fresca (+2,2%). Il tutto meglio se confezionato. Vola l'instant food (+9,3%), il cibo già pronto da prendere sugli scaffali della Gdo. 

Il Paese intanto “mostra chiari i segni della stagnazione economica": il 2018 è stato l'anno del primo dietrofront, dopo cinque anni, della spesa complessiva delle famiglie, con una contrazione pari allo 0,9% tenendo conto della dinamica inflazionistica. Ampi i divari territoriali: ben 10mila euro annui separano i consumi mensili delle famiglie del Nord Ovest dalle famiglie delle isole e del sud. 



Prudenti e guardinghi, gli italiani non solo indirizzano le loro principali voci di spesa a beni di prima necessità e servizi (il 64% dichiara di spendere "solo per il necessario”), ma hanno allentato gli investimenti finanziari privilegiando i depositi bancari e alimentando le loro riserve di liquidità.

A guidare le priorità degli italiani i temi legati alla condizione economica, ovvero il lavoro, quelli dell’immigrazione e della sicurezza sociale e l’ambiente, che riemerge nelle scelte dei consumatori. La sostenibilità investe anche il cibo, con il 68% dei consumatori che favorevole a far pagare un supplemento per i prodotti in plastica monouso così da disincentivarne l'acquisto. Veloce, proteico e sostenibile sono i nuovi trend dell'alimentare. Sicurezza è la parola vincente anche a tavola: più di sette italiani italiani sono rassicurati dall'origine 100% italiana e i prodotti Made in Italy crescono del +4,8% in un anno.



Gli italiani però continuano a essere il popolo più pessimista d’Europa. Del resto la variazione attesa del Pil a fine anno anche nella sua versione più ottimistica si attesta appena sopra lo 0 (+0,1%). E benché si sia ritornati a livello di disoccupazione pre-crisi gli italiani pur lavorando oltre 300 ore l’anno più dei tedeschi, guadagnano il 30% in meno. Un italiano su due, se interrogato, non esita a collocarsi nel ceto medio (è la quota più alta d’Europa con un differenziale di 5 punti percentuali nei confronti della Germania e di 13 rispetto alla Francia), anche se poi paradossalmente più della metà (52%) lamenta difficoltà a arrivare a fine mese.



Anche per questo, la sterilizzazione degli aumenti dell'Iva e la redistribuzione della ricchezza intervenendo sul cuneo fiscale devono essere le priorità del nuovo governo, ha affermato il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni. "L'invito e la speranza - ha detto a margine della presentazione del Rapporto - sono che il nuovo Governo faccia effettivamente quello che ha detto sulle clausole dell'Iva. Poi, dovrebbe mettere in atto una politica di redistribuzione, perché c'è una quota importantissima di ceto medio che fa fatica ad arrivare a fine mese". E a proposito di consumi, il report evidenzia che al Sud sono cresciuti, nella Gdo, soprattutto nei territori del reddito di cittadinanza. Ma il merito è soprattutto dei discount.

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