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Ciliegie giovedì 23 maggio 2019


Cracking e Drosophila Suzukii, piove sul bagnato

Cracking e Drosophila Suzukii sono i due flagelli che stanno mettendo in ginocchio la cerasicoltura italiana e da come è emerso dall’International cherry symposium in corso a Vignola, purtroppo c’è una stretta correlazione fra di essi. Cosa significa? Quali sono le implicazioni per il produttore? Andiamo per gradi.

Il cracking, ovvero lo spacco del frutto a seguito di piogge incessanti durante il periodo di maturazione, quest’anno ha compromesso larga parte delle produzioni cerasicole italiane, in particolare nell’areale del Sud Italia. La Drosophila Suzukii da pochi anni a questa parte è l’insetto più temibile, in quanto può pregiudicare l’intera produzione. Il suo ciclo biologico è relativamente semplice: l’insetto adulto depone un uovo all’interno di ogni ciliegia dal quale emergerà una larva che oltre a rendere il frutto immangiabile a sua volta colonizzerà altri frutti.



Come spiegato da Nicola Mori (Dipartimento di Agronomia dell'Università di Padova) durante la sua relazione, siamo ben lontani da una soluzione univoca per Drosophila suzuki, e solo un approccio integrato fra tutti i sistemi di difesa può dare risultati apprezzabili. Fra questi, la base è ridurre ad ogni costo l’inoculo, e quindi occorre raccogliere ed asportare dal frutteto ogni singolo frutto, anche quello danneggiato da cracking e caduto a terra. Infatti, ogni frutto, a prescindere dalla sanità dello stesso, può essere una potenziale fonte di inoculo. In poche parole, piove sul bagnato, perché il produttore dovrà sostenere delle spese per raccogliere frutti invendibili se non vorrà l’anno dopo correre il rischio di avere una popolazione di Drosophila ancora più aggressiva. Un compromesso potrebbe essere quello di trattare chimicamente i frutti con prodotti anti Drosophila, ma rimane comunque un palliativo per un problema che darà sempre più grattacapi in futuro.

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