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giovedì 28 febbraio 2019


«Mandalate, buone potenzialità ma prezzi insoddisfacenti»

In Basilicata la campagna agrumicola sta per concludersi con la raccolta di un mandarino tardivo, il Mandalate, costituito e brevettato dai ricercatori del Cra-Isagru di Acireale (Catania). Tra chi coltiva l'agrume c'è la Coop ortofrutticola Trisaia a Rotondella (Matera).

Le caratteristiche dell'agrume

“E’ una varietà di mandarino senza semi ibrido dato dall'incrocio tra Fortune e Avana - spiega il direttore della cooperativa, Domenico La Battaglia - E’ una produzione tardiva, che abbiamo tra febbraio e aprile. Marzo è il suo periodo migliore".

Gli impianti della Coop Trisaia

“Gli impianti esistono da meno di dieci anni, la nostra produzione alterna annate in cui le piante sono stracolme di frutti, a quelle in cui la raccolta è pari a zero - prosegue il direttore - Quest’anno stiamo raccogliendo qualcosa come 500-600 quintali. Sul prezzo di vendita, c’è da fare un distinguo tra quello massimo auspicabile che è pari a 1 euro il chilo e quello corrente, che presenta una forbice compresa tra 0,50 e 0,60 euro il chilo. Il mercato a cui ci rivolgiamo è il Nord Italia, mercati come Torino, Milano, Rimini, ma anche piazze del Sud come Bari. Con il mandalate abbiamo gioco facile perché si tratta di un frutto integro nell’aspetto, non essendo soggetto a nessun attacco in particolare, se non alle aggressioni dei raggi solari a causa delle quali sviluppa, ma in casi molto rari, piccole macchie scure sulla buccia”.

Mandalate mandarino

Prospettive commerciali

“Siamo una cooperativa di produttori, una forma associativa non molto comune sul nostro territorio. Certo, esistono altri casi, ma un primato lo abbiamo di sicuro. Sono ben 55 anni che sessantasei produttori stanno insieme sotto la sponda operativa di Assofruit, a cui siamo associati e di cui condividiamo il piano operativo commerciale. A conti fatti, a parte il mandalate che è per noi una produzione agrumicola di nicchia, possiamo dire che sono tre anni che lavoriamo sottocosto. A metà febbraio abbiamo venduto con il contagocce i nostri agrumi. Nonostante la richiesta fosse significativa, abbiamo evitato di vendere per difenderci sul prezzo. Solo con i kiwi - conclude La Battaglia - siamo riusciti a mantenere il nostro target market”.

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