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lunedì 10 settembre 2018


«La scarsa qualità deve stare fuori dai Mercati»

Stefano Soli, direttore generale di Valfrutta Fresco, non ha dubbi sulla strada che dovrebbero seguire i Mercati all'ingrosso italiani per sopravvivere e ritagliarsi uno spazio nel futuro del mondo del commercio ortofrutticolo fresco. "Bisogna fare un salto di qualità a 360 gradi - spiega a Italiafruit News - Claudio Scalise di Sg Marketing ha evidenziato nei giorni scorsi alcune opportunità di un progetto di rilancio (clicca qui per leggere la notizia) che, a mio avviso, vanno integrate da altre modifiche strutturali e organizzative. E’ infatti impensabile che un sistema di distribuzione importante come quello dei Mercati non sia in rete, vale a dire che non sia in grado di fornire just in time, agli addetti ai lavori, listini di vendita e flussi di tutti i prodotti che provengono sia dall'Italia che dall'estero, nonché le relative statistiche. Un altro aspetto fondamentale - prosegue Soli - riguarda poi la sicurezza alimentare, che dovrebbe essere garantita da controlli standardizzati sui prodotti in entrata, come accade per esempio al Centro Agroalimentare di Bologna e che è invece carente in altre strutture".

"Per la produzione organizzata, e soprattutto per chi fa politica di marca come noi, i Centri agroalimentari continuano a rappresentare una piattaforma importante per raggiungere il canale specializzato. In futuro, con sistemi logistici adeguati e in linea con il rispetto dell’ambiente, lo potranno essere anche per altre forme di vendita che nasceranno soprattutto all’interno dei centri abitati".

"Per cogliere le nuove opportunità - sottolinea Soli - è necessario riorganizzare il sistema in quanto, a livello strutturale e tecnologico, ci sono ancora differenze incredibili tra i Mercati del Nord e quelli del Centro e Sud. La creazione di una rete in grado di rispondere ai produttori e ai nuovi bisogni del dettaglio specializzato - aggiunge il dg di Valfrutta Fresco - è il primo punto fisso per il futuro. Dopodiché si dovrebbe iniziare a lavorare in una logica diversa dalla tentata vendita, offrendo in particolare prodotti di marca per qualificare l'offerta complessiva e per favorire la crescita dei canali tradizionali e dei clienti dei grossisti, dando loro la garanzia di acquisto di prodotti sani e sicuri". 

Ma non è tutto. Secondo Soli, infatti, i Centri agroalimentari dovrebbero lavorare per conquistare una immagine più virtuosa. Come? "Lasciando fuori dalle strutture le produzioni di scarsissima qualità e non tracciabili, spesso lavorate in imballaggi di recupero e prive dei requisiti minimi di legge. Questi prodotti da una parte appesantiscono l'offerta e, dall'altra, penalizzano l'intera filiera. In molti casi, infatti, vengono destinate a piccole catene di negozi e altri operatori che praticano prezzi super aggressivi e che vanno ad alimentare una concorrenza sleale nei confronti di chi segue alla lettera tutte le regole. Servono, allo stesso tempo, controlli costanti sui livelli di residui, anche per tutto il prodotto di importazione come avviene nel canale della moderna distribuzione ormai da tanti anni".

L'ultimo problema da risolvere è la proliferazione del riutilizzo degli imballaggi (legno, cartone, ecc.), specie nelle regioni meridionali. "In molti casi - denuncia Soli - proprio accanto ad alcuni centri agroalimentari operano rivenditori di imballaggi usati, che vengono rimessi in circolazione e determinano problemi di natura sia ambientale sia sanitaria. Non è possibile che in un Paese avanzato come l'Italia possano esistere queste cose".

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