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mercoledì 21 giugno 2017


Biologico, il decreto controlli delude la filiera

"La vigilanza dell'Ispettorato centrale repressione frodi si è rivelata costosa e a tratti inefficace. Non ha effettuato interventi adeguati sugli organismi di certificazione, anche a fronte di denunce, e non ha sviluppato attività di coordinamento del sistema di certificazione; problema stigmatizzato anche dalla Commissione europea a conclusione dei suoi audit". Commentando il via libera preliminare del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che contiene nuove disposizioni per l’armonizzazione e la razionalizzazione della normativa sui controlli sull’agricoltura biologica, Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, stigmatizza la conferma e il rafforzamento del ruolo dell'Ispettorato, che fa capo al ministero delle Politiche agricole, "al cui operato negli anni più recenti va attribuita la responsabilità principale delle inefficienze e della burocrazia macchinosa del sistema di certificazione del biologico italiano".
Per questo motivo, aggiunge Carnemolla, ci aspettavamo "un passaggio di consegne al nuovo Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare, che mette insieme le competenze del Corpo forestale e del Nucleo Carabinieri Politiche agricole".

FederBio ricorda che il testo su controlli e certificazione del biologico dovrà ora ottenere i pareri delle due Camere e delle Regioni e che il Governo prevede di concluderne l'iter entro febbraio 2018. Il provvedimento interviene esclusivamente sugli organismi di certificazione e sugli operatori, introducendo per i primi norme per prevenire il conflitto d'interessi e un sistema sanzionatorio che, per la parte amministrativa, viene esteso anche agli operatori. Il presidente della Federazione, Carnemolla, pur apprezzando alcune novità introdotte dal decreto, sottolinea tuttavia che "non è possibile accettare che si intervenga in maniera drastica solo sulla parte privata del sistema, ovvero su organismi di certificazione e operatori, con evidenti impatti e oneri, lasciando all'Ispettorato repressione frodi le medesime funzioni e responsabilità per le quali si ò dimostrato quanto meno inadeguato".

Ccpb: è a rischio la competitività dell’Italia
“Siamo preoccupati per la tenuta del settore biologico in Italia e per la sua competitività in ambito internazionale” fanno sapere dal Ccpb.
“Aspettavamo questo testo, ma dopo averlo letto sappiamo che i miglioramenti promessi non ci saranno: il settore del biologico perderà competitività, sarà rallentato e il lavoro di noi organismi di certificazione sarà inutilmente complicato. Tutto questo senza aggiungere alcuna garanzia per i consumatori”.
Per il Ccpb sono due i principali punti critici presenti nel decreto: turnover e proprietà degli organismi di controllo. Per quanto riguarda il primo aspetto, il provvedimento recita: “Gli organismi di controllo non possono controllare per più di cinque anni lo stesso operatore”. Così strutturato, commenta il Ccpb, il provvedimento limita la libertà di impresa contravvenendo a uno dei principi del nostro ordinamento democratico, aumenta inutilmente i costi delle imprese e riduce la competitività in ambito internazionale. Il rapporto di fiducia che si instaura fra azienda certificata e organismo di certificazione viene dipinto come un rapporto di familiarità ispirato al “favoritismo” e al “familismo”, elementi che non hanno mai caratterizzato il settore delle produzioni bio. Tutto ciò si tradurrà in un aumento dei costi a carico del sistema produttivo nazionale e sfavorirà i nostri prodotti. Inoltre, in nessun Paese europeo è previsto un simile turnover.

Per quanto attiene il passaggio sulla proprietà (“gli operatori del biologico non possono detenere, neppure indirettamente tramite associazioni, partecipazioni societarie degli organismi di controllo”), la norma riguarda anche le partecipazioni indirette da parte di organismi associativi (organizzazioni di impresa, cooperative, consorzi, associazioni, ecc). "Queste però sono consentite in tutta Europa, e non solo - continua la nota del Ccpb - in tutti i settori produttivi che infatti hanno pieno interesse per un sistema di controllo e certificazione affidabile e competente. La presenza delle associazioni degli imprenditori garantisce una strutturata rete di imprese che si affida a un consolidato sistema di certificazione. Il decreto legislativo rischia di raggiungere risultati opposti a quelli che si prefigge. Il modello da seguire è invece quello del controllo diffuso, che dove già applicato allontana il pericolo di conflitto di interessi, favorendo invece un equilibrio di interessi.

Sono, poi, introdotte in modo restrittivo sanzioni amministrative (da 3.000 a 18.000 euro o più se si tratta di una sospensione o revoca) che scoraggeranno anche gli operatori onesti, osserva il Ccpb. In questo modo si rischia di punire in modo eccessivo anche chi sbaglia un’etichetta o è danneggiato da un trattamento fitosanitario fatto da un’azienda agricola vicina.

Alleanza cooperative: “Decreto sui controlli risposta alquanto affrettata a un problema reale”
“Un intervento atteso e necessario, ma che appare come il risultato di una volontà di trovare in gran fretta e in maniera sommaria la soluzione ad un problema reale, quale quello dei controlli sull’agricoltura biologica”. Questo il giudizio espresso dall’Alleanza delle cooperative agroalimentari sullo schema di decreto legislativo approvato venerdì scorso

“La normativa vigente nel nostro Paese è datata 1995 – spiega Andrea Bertoldi, coordinatore del settore Biologico dell’Alleanza delle cooperative – e quindi è sicuramente positivo che il Governo italiano abbia provveduto attraverso il decreto legislativo ad aggiornare le disposizioni in materia di controlli e sanzioni. Tuttavia, resta il fatto che, a nostro avviso, è stata l’onda emotiva e il clamore suscitato da alcune trasmissioni televisive a portare alla scrittura di un testo che avrebbe meritato, per l’ampiezza e la complessità degli aspetti trattati, una maggiore, più adeguata e opportuna concertazione con gli operatori del settore”.

“La volontà di tutelare il più possibile i consumatori e di scongiurare l’insorgere di futuri episodi che porterebbero discredito al comparto – conclude Bertoldi – ha portato alla scrittura di un testo che a nostro avviso è migliorabile in più punti, come ad esempio nella parte riguardante la vigilanza sugli organismi di controllo e in quelle disposizioni dove a non essere tutelati sono gli operatori del comparto”.

Alcuni aspetti tecnici del decreto approvato, poi, hanno il limite di non essere perfettamente armonizzati con la normativa comunitaria, ovvero con il Regolamento (UE) n. 625 del 15 marzo 2017 relativo ai controlli ufficiali in tema di legislazione sugli alimenti e sui mangimi.

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