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giovedì 11 maggio 2017


L'embargo di Dubai opportunità per l'Italia

Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Giappone, Malesia, Thailandia, Singapore, Corea del Sud: Paesi dell'Asia e del Medio Oriente che aumentano costantemente le importazioni di frutta, verdure e agrumi, in gran parte di alta qualità, e sui quali l'Europa - e l'Italia in particolare - può giocare un ruolo da grande protagonista nel corso dei prossimi anni. Questo il tema al centro dell'Asia & Middle East Conference, forum dedicato alle opportunità di business in Asia e Medio Oriente che si è tenuto ieri pomeriggio a Macfrut, alla presenza di delegati internazionali di alto livello.

Per l'Italia ha relazionato Simona Rubbi, responsabile dell'apertura di nuovi mercati per il Cso Italy. "Il processo di apertura dei mercati - ha detto Rubbi - è estremamente lungo e complesso anche a causa di requisiti richiesti dai Paesi di importazione, che spesso pretendono un iter di applicazione delle procedure opaco e di non facile attuazione. In questo contesto diventano sempre più indispensabili trasparenza e reciprocità".

"Ad oggi - ha proseguito Rubbi - stiamo assistendo ad una maggiore reattività da parte delle Istituzioni, impegnate attivamente su questo fronte. Occorre far sì che l'Unione Europea venga percepita come single entity in modo da avviare contrattazioni comuni a tutti i Paesi. Serve un coordinamento europeo per negoziare le stesse condizioni concertate tra i diversi Paesi membri, soprattutto quando un Paese terzo vuole negoziare con i singoli Stati membri".

La responsabile del Cso Italy ha poi fornito un quadro di aggiornamento circa gli ultimi dossier aperti dall'Italia con i Paesi asiatici. La Cina è in procinto di avviare l'ingresso degli agrumi italiani dopo otto anni di negoziati, con la conclusione del protocollo agrumi avvenuta a metà febbraio 2017. Sempre per la Cina dovranno essere presi in esame congiuntamente i dossier mele e pere, anche se ancora le autorità cinesi non hanno confermato questa disponibilità.

Per il mercato del Giappone, ha osservato Rubbi, è in fase di lavorazione il protocollo kiwi, per il quale mancano solo parte delle prove sperimentali per dimostrare l'efficacia del cold treatment contro la Ceratitis capitata. Per quanto riguarda gli agrumi il protocollo giapponese è valido solo per le varietà Moro, Sanguinello e Tarocco. In Vietnam si sta poi lavorando sui protocolli di mele, kiwi e pere. Per il mercato di Taiwan è in fase di negoziazione il dossier mele ed è aperto l'export di kiwi giallo e verde. Per l'India, infine, è già possibile l'esportazione di mele e pere, drupacee, uva da tavola, kiwi e agrumi.

Al forum, moderato dal giornalista Pierre Escodo, è stato evidenziato che nel 2016 il mercato cinese dell'ortofrutta ha superato per la prima volta quello degli Usa in termini di valore, e ha vissuto una vera e propria esplosione degli acquisti online di prodotti freschi. Nell'ultimo anno circa il 40% dei consumatori cinesi hanno comprato alimenti freschi attraverso piattaforme di e-commerce, rispetto al 7-10% registrato in Europa e Stati Uniti.

Riguardo all'area del Medio Oriente ha relazionato Ahmed Abumaken, responsabile per l'approvvigionamento di Danube Supermarket, gruppo distributivo che importa in Arabia Saudita circa il 90% dei volumi totali di frutta che commercializza nei suoi 40 negozi. Per la verdura, questa quota scende al 50%. "Nel nostro Paese è in forte crescita - ha sottolineato - la domanda di lattughe, frutti esotici, mele e di prodotti biologici in generale. Il recente abbassamento dei prezzi del petrolio non ha influito sulle vendite alimentari; anzi, il commercio di frutta e verdura è in pieno sviluppo. Dall'Italia compriamo soprattutto mele, kiwi, pesche, nettarine e piccoli frutti". Un commento sui fornitori italiani? "In molti casi - ha risposto - non rispondono velocemente alle nostre richieste. Dovrebbero concentrarsi maggiormente sull'esportazione nei Paesi del Medio Oriente, piuttosto che vendere in Olanda, da cui acquistiamo più molti prodotti ortofrutticoli".

Tra i Paesi del Golfo, Dubai - dove l'Italia esporta prevalentemente kiwi e mele - è certamente la piazza più dinamica e nella quale potrebbero aprirsi concreti spazi di mercato già dalla prossima settimana, quando lo Stato attiverà un embargo all'importazione di ortofrutta da Giordania, Libano, Egitto, Oman e altri Paesi vicini, per via dell'utilizzo eccessivo di sostanze chimiche nelle fasi di coltivazione. "Ciò apre grandi opportunità per l'Italia e i Paesi europei, ad esempio per i pomodori e l'insalata Iceberg", ha detto James Varghese, responsabile vendite e marketing di Elite Harvest, azienda leader nella produzione e nella commercializzazione di verdure a Dubai. "Il nostro gruppo è alla ricerca di prodotti di alta qualità, anche perché circa il 78% degli ortaggi che commercializziamo e esportiamo sono importati". Elite Harvest produce anche all'estero - in Serbia (quattromila ettari di patate, peperoni e ribes), Marocco (20mila ettari di berries) e altri Paesi africani - e nei prossimi anni ha in programma di introdurre nuove superfici estere con l'ambizione di diventare uno dei player mondiali di riferimento.

Un altro mercato particolarmente interessante è l'India, che può contare su una popolazione di 1,3 miliardi di persone. "Nelle giovani generazioni di indiani - ha spiegato Hitin Suri, direttore di Suri Agrofresh - sta emergendo una maggiore consapevolezza rispetto alla salubrità e alla qualità del cibo, che sono diventate componenti di primaria importanza grazie alle possibilità informative offerte da internet. La grande distribuzione e l'e-commerce si stanno rafforzando a scapito dei piccoli negozianti. In India c'è spazio per tutti i prodotti di qualità. Oggi è molto richiesto il kiwi gold di Zespri, la mele Modì sono diventate molto popolari dopo che gli indiani hanno scoperto che il nostro Primo Ministro le mangia spesso. Anche le varietà Granny Smith, Gala e Golden Delicious sono considerate di valore superiore rispetto alle tradizionali mele rosse, largamente consumate".

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