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giovedì 19 maggio 2016


Industria, la programmazione «premia»

E’ stato firmato nella tarda serata di martedì l'accordo quadro 2016 al Nord Italia per il pomodoro da industria. I rappresentanti del mondo agricolo e delle aziende di trasformazione hanno concordato un prezzo di riferimento indicizzato di 86,20 euro a tonnellata (comprensivi di 1 euro previsto per i servizi alle Op), a fronte dei 92 euro dell'anno scorso, con un calo del 6,3%.

Per quanto riguarda la programmazione produttiva, le parti hanno trovato un'intesa su una "fascia di neutralità" compresa tra 2,35 e 2,55 milioni di tonnellate, oltre la quale scatterà un'applicazione lineare di premi e penalità. Per ogni 5mila tonnellate oltre il tetto dei 2,55 milioni sarà previsto il pagamento di un importo pari a 0,05 euro a tonnellata. Per una produzione inferiore a 2,35 milioni sarà invece riconosciuto un bonus di pari importo fino a un massimo di 3 euro a tonnellata.

Il prezzo di riferimento e il nuovo metodo di bonus malus introdotto quest'anno tengono conto di un quadro di mercato sempre più competitivo, nel quale i quantitativi di pomodoro diventano fondamentali per evitare eccedenze che avrebbero ripercussioni negative su tutta la filiera.

Qualcosa che dovrebbe interessare anche gli operatori del fresco. Insomma, la pianificazione è fondamentale, perché il criterio è lo stesso: di fronte a surplus produttivi i prezzi calano.

L'accordo raggiunto per il 2016 prevede anche incentivi per una sperimentazione finalizzata a ottimizzare le rese produttive in campo. Un obiettivo che parte agricola e industriale hanno deciso di perseguire con il versamento di un contributo volontario che sarà fissato nei prossimi giorni.

Confagricoltura Emilia Romagna: “Prezzo inaccettabile”
“È inaccettabile una decurtazione del prezzo dell’8% rispetto all’anno scorso e per di più aggravata dall’inversione in termini peggiorativi dei parametri qualitativi. Con l’accordo chiuso a 85,20 euro a tonnellata – commenta il presidente della sezione di prodotto Pomodoro da Industria di Confagricoltura Emilia-Romagna, Giovanni Lambertini – la parte agricola non coprirà neanche i costi di produzione e si farà carico, in toto, dell’eventuale perdita di reddito dell’Industria annunciata in fase di trattativa. Così le inefficienze della filiera graveranno ancora una volta sulla produzione primaria”.

“La penalità imposta dal range di produzione – aggiunge Lambertini - significa una sola cosa: che non è stata fatta la programmazione delle superfici richiesta dagli agricoltori. Peccato, dovrebbe spettare proprio alle Organizzazioni di Prodotto programmare la campagna con l’obiettivo di assicurare la massima redditività agli associati”.

Pomorete: “Accordo non soddisfacente, ma è stata evitata la trattativa privata”
“Oggi occorre che industriali e agricoltori facciano i conti con il mercato globale. Non è più possibile pensare che il pomodoro italiano costi il 20% più che in Spagna. Le organizzazioni agricole - Confagricoltura e Coldiretti - dovrebbero cominciare a rivedere alcune scelte del passato, in termini di assistenzialismo al mondo agricolo che oggi non è più possibile applicare ai mercati globali. Il rischio è quello di vedere la fine del pomodoro italiano e il nostro Paese conquistato da oro rosso estero a basso prezzo”. Lo dichiara Dario Squeri, presidente di Pomorete, la prima Rete italiana del pomodoro composta di 17 aziende tutte aderenti a Confapi Industria.

L'accordo ha già visto emergere posizioni critiche e insoddisfazione da parte dei produttori. L'intesa non piace del tutto nemmeno agli industriali, i quali, però, reputano positivo il raggiungimento di un accordo. Secondo Gabriele Zanelli, direttore di Pomorete, “ieri si è arrivato a un passo dal rottura definitiva, che avrebbe comportato una trattativa privata fra le parti e non a un accordo quadro”.

Raffaella Quadretti
Editorial manager - Agroter Group
raffaella@agroter.net

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di Raffaella Quadretti

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